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HUYNH DUY

Le pitture acriliche poetiche e contemplative dell’artista vietnamita Duy Huynh riflettono simbolicamente spostamento geografico e culturale. Traendo ispirazione da una varietà di narratori in formati che spazia dalla musica e dai film alle antiche avventure di folclore e fumetti, Duy crea il suo narrativa della condizione umana. Nei suoi dipinti, personaggi eterei mantengono un sereno, precario equilibrio, spesso in un ambiente surreale o onirico.

Con le sue figure, Duy esplora il movimento insieme a emozione per ritrarre non solo la bellezza della forma umana, ma anche il trionfo dell’umano spirito.

Le immagini che ricorrono, come barche, treni, valigie e qualsiasi cosa con la capacità di volo, riguardano viaggio, sia fisico che spirituale.

Il suo lavoro crea uno stato d’animo per lo spettatore da esplorare.

Passo del viaggio una storia è creata, un’emozione viene rivelata e al ritorno da questo viaggio, un senso di qualcosa guadagnato si fa sentire. Mentre gran parte del lavoro di Duy è profondamente personale, i suoi tempi intelligenti e spesso l’uso umoristico del simbolismo e del gioco di parole invita lo spettatore a creare la propria trama.

L’interesse di Duy per l’arte è iniziato poco dopo il suo arrivo negli Stati Uniti nei primi anni ottanta.

Dopo la laurea da UNC Charlotte con una laurea in pittura e illustrazione, ha iniziato a dipingere murales e mostrando il suo lavoro in ristoranti, caffetterie, bar e luoghi di musica.

Ha anche esplorato l’aspetto della performance della pittura, spesso collaborando con musicisti e ballerini per creare opere d’arte di fronte a un pubblico.

Le risposte positive sono presto arrivate come diverse le gallerie di tutto il paese cominciarono a rappresentare Duy. Nel 2008, Duy e la compagna Sandy Snead hanno aperto Lark & ​​Key Gallery e Boutique a Charlotte, NC. La galleria mostra il lavoro di Duy e un numero di altri artisti, ceramisti e artigiani di gioielli di tutto il paese.

Duy Huynh è pronunciato “yee wun”.

 

Vietnamese-born artist Duy Huynh’s poetic and contemplative acrylic paintings symbolically reflect geographical and cultural displacement.

Drawing inspiration from a variety of storytellers in formats that range from music and movies to ancient folklore and comic book adventures, Duy creates his own narratives of the human condition. In his paintings, ethereal characters maintain a serene, precarious balance, often in a surreal or dreamlike setting. With his figures, Duy explores motion along with emotion in order to portray not just the beauty of the human form, but also the triumph of the human spirit. Images that recur, such as boats, trains, suitcases, and anything with the ability of flight, relate to travel, whether physical or spiritual.

His work creates a mood for the viewer to explore, and with each step of the journey a story is created, an emotion is revealed, and upon return from this journey, a sense of something gained is felt. While much of Duy’s work is deeply personal, his clever and often times humorous use of symbolism and wordplay invites the viewer to create their own storyline.

Duy’s interest in art began shortly after his arrival to the States in the early eighties. After graduating from UNC Charlotte with a degree in painting and illustration, he began painting murals and showing his work in restaurants, coffee shops, bars, and music venues. He also explored the performance aspect of painting, often times collaborating with musicians and dancers to create works of art in front of an audience.

Positive feedback soon came as several galleries around the country began to represent Duy. In 2008, Duy and partner Sandy Snead opened Lark & Key Gallery and Boutique in Charlotte, NC. The gallery showcases Duy’s work as well as a number of other artists, potters, and jewelry artisans from around the country

Duy Huynh is pronounced “yee wun.”

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Di Nenno Danilo

L’artista Danilo Di Nenno è nato a Lanciano nel 1978 dove vive e lavora.

Autodidatta, inizia il suo percorso artistico nel 1999 partecipando su invito a Fiere d’arte contemporanee, rassegne, collettive, personali in Italia e all’estero, ricevendo numerosi premi e riconoscimenti dalla critica.

Nel 2010 inaugura nella sua città La Galleria “Di Nenno Spazio Arte”.

Che diventerà presto punto di riferimento per gli appassionati dei suoi paesaggi fabulistici come cita in un testo critico Maurizio Vitiello.

“…Dipingo i cuori, le lune e le stelle, in un tempo che tempo non è…

E mi immergo, in luoghi dove l’Amore prende il Volo…”

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Del Mastio Giulia

Sono nata con la fantasia che mi scalpitava nella mente, non conoscevo ancora il mondo dell’illustrazione e non sapevo ancora dove mi avrebbe portato questo mio piccolo difetto, ma era chiaro per tutti che sarei cresciuta con la testa tra le nuvole.

Ho vissuto avventure straordinarie: ho conosciuto i bizzarri e i cinici personaggi di Roal Dahl, mi sono rintanata e persa più e più volte nei boschi di Beatrix Potter e ho passato interi pomeriggi a inseguire un insolito e logorroico coniglio bianco.

Inventavo storie, immaginavo mondi fantastici, osservavo e disegnavo.

Nel 2004, mi sono diplomata all’Istituto d’Arte di Siena per poi laurearmi in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Nel frattempo la mia fantasia cominciava ad essere ingestibile.

Dopo alcuni anni di lavori improbabili, dopo mille peripezie e impacciati salti mortali, sono arrivata a fare della mia passione, un lavoro.

Io sono Giulia,

sono un’illustratrice,

questo è il mio mondo e questa è la mia arte….

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Biuso Tiziana

Mi chiamo Tiziana, sono nata a Roma nel ‘72 e da quando ho memoria creo: su carta, ceramica, muri… in fondo ogni superficie può raccontare una storia.

Dopo la maturità artistica ho frequentato un corso di grafica, grazie al quale ho fatto esperienza nel mondo del lavoro, prima in una tipografia, poi in un’agenzia pubblicitaria romana.

La mia grande passione per l’illustrazione e la decorazione mi accompagna da sempre, e mi ha portato ad amare anche il mondo della ceramica.

Per me ogni giorno sporcarmi le mani è pura gioia, la gioia di veder nascere i personaggi delle mie illustrazioni da un panetto di argilla, la gioia di trasmettere la mia passione.

  • Anche questa sono io, questa è la mia attività.
  • Mi piace disegnare
  • Mi piace colorare
  • Mi piace ritagliare ed incollare
  • Mi piacciono i libri per l’infanzia
  • Mi piace una mamma che pasticcia coi bambini
  • Mi piace la morbidezza della carta, la malleabilità della creta e il calore del legno
  • Mi piace osservare il mondo e immaginare forme dietro le forme
  • Mi piacciono i castelli al vento, le lune coi gatti sornioni, i fiori, i cuori, il bianco e nero ed i colori
  • Mi piace modellare forme immaginate
  • Mi piacciono l’acqua e la terra da plasmare, l’aria per asciugare e il fuoco per forgiare
  • Ed infine mi piace sognare con piacere.
  • Tiziana Biuso .

 

 

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Molinari Lara

Lara Molinari, nata a Milano nel 1970, muove giovanissima i primi passi nel mondo del fumetto come cartoonist per la Walt Disney Italia: una collaborazione che ha festeggiato, l’anno scorso, la maggiore età.

Ha all’attivo storie a fumetti e copertine per il settimanale Topolino, illustrazioni per videogiochi Playstation e collaborazioni con Disney Channel, con albi tradotti e pubblicati in ambito europeo.

Nel mondo della grafica pubblicitaria e del design industriale è illustratrice di profumi per Diego dalla Palma e parkaging illustrator per Lindt, nonché ritrattista in trasmissioni televisive. Nel 2005, sull’onda del successo del “Codice da Vinci” di Dan Brown illustra la parodia illustra la parodia “Zio aperone e il Codice “Metsys” per il super album

“Il Papero da Vinci”. Attualmente nel suo studio di Alassio si dedica allo studio di soggetti romantici naif di matrice fumettistica, affiancati da opere di ricerca dal fascino informale.

 

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Crivellaro Lorenzo

Lorenzo Crivellaro

Nasce nel 1961 a Milano e, dopo una breve parentesi alla facoltà di Agraria, prosegue gli studi frequentando lo IED.

Negli anni 80’ le sue esperienze si dividono tra agenzie pubblicitarie e l’attività del padre, che lo avvicina al mondo dell’antiquariato e restauro, frequentando anche corsi di estimatore di arte antica.

Col tempo concentra le sue attenzioni al periodo Art Déco, il cui relativo connubio tra creatività e manualità lo stimolano a realizzazioni di collezioni personali di complementi di arredo.

La sua passione più profonda fin dall’adolescenza rimane però la pittura, che lo accompagna nella sua crescita artistica, spaziando dal figurativo all’astratto, fino a trovare un equilibrio maturato e poi stabilizzato nelle sue opere più recenti.

In quest’ultime, le influenze pop, chiaramente riscontrabili, diventano omaggio alla quotidianità di un passato tranquillizzante e sereno in cui, ad esempio, i personaggi del Carosello, i marchi storici, i prodotti, gli slogan e i fumetti (icone di un consumismo agli albori), riprendono vita, come dolci ricordi mai sopiti di chi allora era bambino, su tele intonacate con stucchi e cementi, l’osservatore è coinvolto quindi in maniera diversa e personale da ogni tela che entra così nel proprio vissuto attraverso un’emozione vera e unica.

Lorenzo Crivellaro espone in diverse gallerie, ha partecipato a mostre ed eventi ed è autore di un’opera pubblica di 50 mq. inaugurata ne, 2013 a San Giuliano Milanese.

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Rota Lisandro

Biografia

Lisandro Rota è nato a Lucca nel 1946. Da autodidatta, inizia l’attività pittorica a partire dal 1969. Partecipa a mostre personali, collettive e premi in varie città italiane, ricevendo sempre consensi più che lusinghieri di critica e di pubblico. Inizialmente attratto dal filone paesaggistico, gradualmente la sua pittura ha sterzato su di un mondo più surreale e inquieto; dai primissimi anni del nuovo millennio Rota approda, con rinnovato slancio creativo, allo stile e ai modi attuali, per una figurazione molto più rasserenante ed ironica, con cui schernire affettuosamente l’uomo e le sue irrinunciabili abitudini. Scrive in proposito Marco Palamidessi: “In quest’arte l’ironia, sdrammatizzazione salvifica e beata, penetra fin dentro ai titoli per farsi dolce schernire delle manie e dei vezzi umani, senza per questo scadere in abusate e trite volgarità”. Molte delle sue opere si trovano in importanti collezioni sparse in tutto il mondo. Vive e lavora nella città natale.

Alcune mostre recenti:

2010 – personale “Evasioni low cost” galleria Fondazione Banca del Monte di lucca – Lucca
2011 – personale “ Breve viaggio nell’ immaginario all inclusive” – Atelir antiquario – Pistoia
2011 – Personale “Arte al Plurale 3” – Palazzo Carli, Sillico di Pieve Fosciana (LU)
2012 – Personale “All’ ultimo momento” Palazzo Comunale, Capannori (LU)

Testo critico 

Quando un curatore d’arte come me, figura diversa dal critico, si trova a dover parlare di un artista incrocia sempre qualche difficoltà. Un po’ perché digiuno delle cognizioni storico artistiche (ahimé) ed un po’ perché, spesso, è costretto dal ruolo che ricopre a dover scrivere due righe di presentazione quasi forzatamente. Questo, però, non è il caso di Lisandro Rota. Non lo è perché della sua pittura mi sono innamorato fin dal primo momento, direi un vero e proprio coupe de foudre e vi assicuro che io non sono tipo da innamoramenti facili, specialmente quando si parla d’arte. In verità sono sempre molto critico e guardingo, forse anche troppo non lo nego, verso molti pittori. Non certo verso la persona in sé per sé, me ne guarderei bene, ma verso la sua pittura. Il mio, comunque, non è un pregiudizio nei confronti di nessuno, è soltanto che, necessariamente e volutamente, faccio delle scelte separando ciò che mi piace da quello che non mi piace. Potrà sembrarvi normale ma, vi assicuro, per molti in questo “mondo artistico”, non è così. C’è una quantità esagerata di pittori, ma non è questo il punto. Chiunque può dipingere, non sarò certo io a proibirlo, ma fin troppi si arrogano il diritto di salire nell’Olimpo dell’arte. Dopo “lei non sa chi sono io!” l’altra perentoria affermazione che mi fa più ridere è “Io sono un artista!”. Andiamoci piano con le parole. Leo Longanesi diceva, e come dargli torto, che “L’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati”. Con questo non voglio erigere Rota ad artista puro ed incontaminato, certo è, però, che lui ha dieci, cento, mille storie da raccontare e riesce anche a farlo con quel suo piglio artistico tutto personale in cui si immedesima con il suo racconto in un tutt’uno che crea sensazioni particolari. È un bimbo – il fanciullino di pascoliana memoria- che trovato il gioco, il lazzo, non vede l’ora di dipingere per comunicare il suo senso ironico, la sua boutade. Il nostro Lisandro ha iniziato a dipingere, da autodidatta, alla fine degli anni sessanta, quasi sommessamente, in punta di piedi, senza rivendicare non so quali autorità e diritti ed ha pian piano trovato un suo percorso, un suo mondo. Dapprima i paesaggi erano i suoi stilemi iconografici, poi la sua pittura è andata sempre più perfezionandosi in tecnica ed in tematica. Oggi, dopo un percorso ultra quarantennale ha trovato nel suo mondo pittorico, direi di post-espressionismo, il suo “capezzolo” , mi si passi il termine, dove attingere nutrimento per la sua arte. Ancor più, però, in quell’espressionismo che diviene un realismo magico, onirico, dove si può dir tutto ed il contrario di tutto, ma dove il pittore fa la differenza. La fa con la tecnica e con l’ironia. Doti queste di cui Rota non manca sicuramente, anzi, in cui trova la sua forza e il suo trampolino. Il sereno universo poetico di Lisandro Rota rientra a pieno titolo nella corrente del realismo fantastico toscano, a suo tempo ben definito da Tommaso Paloscia, che ha anagraficamente il suo caposcuola in Antonio Possenti, anch’egli lucchese come il nostro artista. Di qualche lustro più giovani di Possenti, Luca Alinari e Giuliano Ghelli hanno dato corpo e sostanza ad un filone artistico che successivamente ha avuto in Giampaolo Talani, Francesco Nesi, Alessandro Facchini, Enrico Bandelli, Beppe Francesconi, i giovani Francesco Sammicheli e Simone Cioni ed altri i continuatori di un’interpretazione onirica della nostra terra e dei suoi personaggi. Mentre gli autori dell’entroterra hanno incastonato le loro storie sullo sfondo delle colline toscane (Alinari, Ghelli, Bandelli) o dei frammenti più evidenti del centro storico fiorentino (Facchini, Nesi), quelli che volgono lo sguardo verso la costa tirrenica (Possenti, Talani) hanno avuto come comun denominatore il mare accompagnato dall’inesauribile corollario di simboli che l’accompagna. Lisandro Rota appartiene a questo schieramento, fa parte dei pittori che “sentono” il mare come naturale referente della loro ispirazione artistica. La provincia lucchese, d’altronde, è zona di confine, nel senso più interessante del termine, tra le montagne ed il mare. E Rota ha scelto il mare come suo orizzonte pittorico. Forse per lui il mare può evocare ancor di più, sottolineandolo, il suo mondo ironico. Trattandosi di artisti dalla spiccata personalità – quelli del realismo fantastico toscano – ognuno di loro declina le proprie interpretazioni secondo tecniche, stilemi, estri, fantasie e contenuti del tutto personali e originali. Rota, a differenza di Possenti e Talani, ha nella figura femminile il suo contraltare. Le sue donne sovrabbondanti sembrano uscite dal ricco universo felliniano per il taglio caricaturale (tanto caro al regista di Rimini) , come ricorda Marco Palamidessi in un suo testo, con cui l’artista definisce le sagome e le psicologie evidenziate con sottolineature sarcastiche e paradossali. Sono emblematici, al riguardo, due quadri: una Leda col cigno e un’Eva con serpente al guinzaglio. Ma per quasi tutti i suoi dipinti, non è difficile evocare queste riflessioni. È inutile non riconoscerlo, Rota è un poeta della pittura. Ma non basta, sa anche dipingere. Strano? Oggi non sarà strano ma comunque difficile trovare persone che hanno qualcosa di nuovo da dire e sanno anche dirlo. Rota sa rappresentare in modo magnifico il suo mondo, in una univocità di testa e pennello. Ma non mi piace esulare il mio testo da certi riferimenti che “devono” qualcosa necessariamente al altri colleghi o che vi rimandano sensazioni già indagate. Però le superfici marine non sono rappresentate con il piglio tragico e malinconico possentiano o talaniano, ma con una serenità di fondo che rappresenta il naturale scenario di storie raccontate all’insegna dell’ottimismo e con un sottofondo ironico che consente a Rota di circoscrivere il proprio personalissimo mare in una vasca da bagno o, addirittura, in una tinozza. La stessa chiave di lettura permette alle obese donne rotiane di volare leggere su nuvole inforcate come windsurf o di volteggiare come libellule dove spira la brezza dell’ironia su minuscoli scogli mentre dialogano con una varietà infinita di pesci ammiccanti che fanno capolino in ogni angolo della tela. Corpulente e opulente, debordanti ma leggerissime donne, una sorta di grazia in movimento sapientemente costruita e orchestrata che fa, dell’intera sinfonia pittorica rotiana, una fisionomia virtuosa. Figure con valenze simboliche che si muovono in equilibrio dove non appesantiscono l’opera, anzi, quasi paradossalmente, riescono a dare una leggerezza, spinta naturalmente dall’ironia grottesca ma, mai come in questo caso, efficace. Rota esalta, in questo insieme burlesco dove si bilanciano due universi, la sua filosofia pittorica che pone le fondamenta sullo studio dei significati che hanno come obiettivo emozionare lo spettatore con il messaggio pittorico.

Filippo Lotti

 

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Stelluti Roberto

  • Roberto Stelluti è nato a Fabriano il 13 Settembre 1951, dove vive e lavora, si è dedicato all’incisione fin da ragazzo.
  • Ha frequentato i Corsi Internazionali di Tecniche dell’Incisione presso l’Istituto di Belle Arti di Urbino.
  • Dal 1970 ha partecipato alle più importanti rassegne nazionali della grafica.
  • Tra le presenze più importanti ricordiamo:
  • 1971 – Premio “Omaggio a M. Mazzacurati”, Alba Adriatica (TE); 1972 – L’incisione in Italia oggi, Padova;
  • 1976 – Concorso Arti Figurative, Cassa di Risparmio di Pia­cenza, Piacenza;
  • 1979 -111′ Biennale dell’Incisione Italiana, Cittadella, (PD); 1984 – Gli è stata assegnata la “Ginestra d’oro del Cònero”; Premio G. B. Salvi, Sassoferrato anche per gli anni 1985-87­88-92-93-94;
  • 1987 – “Delle Marche. Una ricognizione artistica nel territorio”, Palazzo del Buon Gesù, Fabriano;
  • 1988 – “Incisori Italiani contemporanei”, Klagenfurt e Graz (Austria);
  • 1989 – Mostra d’Arte Sacra, Palazzo Vescovile, Senigallia; “Incisori Italiani contemporanei”, Pesaro;
  • 1990 – Premio Marche, Biennale d’ Arte Contemporanea Ancona; lIa Biennale d’Incisione “Alberto Martini”, Oderzo (TV); “Sottotorchio”, Il Linguaggio dell’Incisione, Osimo (AN); 1991 – “Linguaggio della Grafica Originale”, Casa di Raffaello, Urbino;
  • 1992- “Sottotorchio”, Il Linguaggio dell’Incisione, Museo Civico, San Severo (FG); Incisione Marchigiana del ‘900, Rovereto (TN); La Grafica d’Arte nelle Marche, Jesi;
  • 1993 – “Premio Internazionale Biella per l’Incisione 1993”, Biella (VC); “P Biennale dell’Incisione Romeo Musa”, Galleria d’ Arte Forni, Bologna; “L’Incisione nelle Marche”, Sant’E1pidio a Mare; “Incisori Marchigiani contemporanei”, Belforte del Chienti (MC);
  • “Rassegna degli Incisori Marchigiani”, Bagnacavallo (RA); 1994 – “VlIa Triennale dell’ Incisione”, Museo della Permanen­te, Milano; “Dalla Traccia al Segno”, Incisori del Novecento dalle Marche, Mole Vanvitelliana, Ancona; “111′ Premio Montevertine per l’Incisione”, Radda in Chianti (SI); “Premio Marche 1994”, Biennale d’ Arte contemporanea, Ancona;
  • 1995 – “Arte Fiera ’95”, Bologna; “Dalla Traccia al Segno”, Incisori del Novecento dalle Marche, Museo Letterario PetOfi Irodalmi, Budapest; “Il’ Biennale Nazionale dell’Incisione”, Acqui Terme (AL); “L’incisione nelle Marche”, Cracovia; “Meditazione sul visibile”, Accademia d’Egitto, Roma; “Giocattoli”, Galleria Don Chisciotte, Roma;
  • 1996- “Alchimie di visioni in città e in natura”, Galleria della Tartaruga, Roma; “Il rigore della forma”, Verolanuova (BS); “Bianco & Nero”, Modica (RG).
  • Mostre Personali:
  • 1978 – Bottega “Giovanni Santi”, Casa di Raffaello, Urbino;
  • 1982- Bottega d’Arte “L’Incontro”, Agugliano (AN);
  • 1984- Galleria d’Arte della Bottega Scura, Piombino;
  • 1985 – Convento San Francesco, Pioraco (MC);
  • 1986 – Pinacoteca Comunale, Macerata;
  • 1988 – Galleria d’Arte Pananti, Firenze; Palazzo del Buon Gesù, Comune di Fabriano, Fabriano;
  • 1989 – Galleria d’Arte “Don Chisciotte”, Roma; Galleria d’ Arte “Il Bilico”, Olgiata, Roma; Galleria d’ Arte “L’Incontro”, Ancona; 1990- Circolo Riunione Cittadina, Faenza (RA);
  • 1992 – Galleria d’Arte “L’Incontro”, Ancona;
  • 1993 – (insieme a Gianni Cacciarini) Galleria d’ Arte Pananti, Firenze e nell’ex Chiesa di S. Maria di Costantinopoli, Fabriano; (insieme a Piero Guccione e Piero Roccasalva), Palazzo Favacchio, Scicli (RG);
  • 1995 – Stamperia dell’ Arancio, Grottammare (AP); Castel­bellino (AN); Palazzo Petrangolini, Urbino; “La Bottega”, Mirando1a (MO).

 

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Monachesi Sante

Biografia

Sante Monachesi nasce a Macerata nel 1910 dove, terminati gli studi all’Istituto d’Arte di Macerata, si trasferisce a Roma, dove presso il Centro Sperimentale di Cinematografia frequenta il corso di Scenografia. Il volume di Boccioni “Pittura e scultura futuriste” ispira la sua produzione artistica degli anni’30, crea l’Extra Plastica Futurista Aerodinamica, con le strutture “spiraliche” e “diagonali” in pittura e scultura.

 

Nel 1932 è tra i fondatori del Gruppo Futurista Marchigiano ”Umberto Boccioni, Futuristi nelle Marche”, con Bruno Tano ed altri artisti, Nel 1934 in occasione delle onoranze di G. Leopardi nell’“Esposizione d’arte antica e moderna” a Recanati la sua prima personale di pittura e scultura nello stesso anno. È l’inizio di un intenso ritmo espositivo che vede Monachesi partecipare alle principali manifestazioni del terzo decennio sia in Italia che all’estero. Nel 1937 partecipa all’Esposizione Universale di Parigi” con l’opera “La gran luce”. Nel 1938 espone un’opera di aeropittura”La grande volta” all’Esposizione nell’Art Department della Columbia University di New York e nello stesso anno alla XXI Biennale di Venezia. Nel 1939 espone alla III Quadriennale di Roma, con la presentazione di F.T. Marinetti., Dopo l’esperienza futurista proietta la sua ricerca nella elaborazione di una poetica figurativa attraverso larghi piani cromatici e sintetiche profilature che caratterizzano la sua pittura negli anni ’40 e ’50. Sono di questo periodo i temi pittorici più noti di Monachesi, ispirati anche al suo soggiorno a Parigi nel dopoguerra; come le “Parigi” i ”Muri ciechi” i “Fiori” e le “Clownesses”.  Partecipa nel’43 alla IV Quadriennale di Roma. Nel’45 sempre a Roma insieme a De Chirico e Mafai espone alla galleria San Bernardo,. Partecipa nel 1946 alla mostra del gruppo neocubista, ”Corpora ”, Fazzini, Guttuso Monachesi Turcato” alla galleria del Secolo di Roma

Nel ’50 partecipa alla XXV Biennale di Venezia, mentre viene presentata a Parigi alla galleria Silvagni la seconda personale “Le nouvelles Peintures de Monachesi”. nel 1951 è presente alla VI Quadriennale di Roma. È ancora presente alle Biennali di Venezia del 1954 e del 1956. Nel 1952 vince il premio del presidente della repubblica al Premio Michetti a Francavilla a mare [1]. Nel 1954 vince il Premio Michetti .

Monachesi sempre interessato alla ricerca, disponibile a nuove avventure estetiche e ispirato dai nuovi materiali plastici realizza negli anni ’60 le sculture in gommapiuma ed in polimetilmetacrilato. In sintonia con queste nuove scoperte sulla materia e sulla energia attraverso, anche, la conquista dello spazio e lo sconvolgimento dell’agravitazionalità fonda nel 1964 il movimento “Agravitazionale” e stila il I Manifesto Agra’. Un movimento in cui l’utopia diventa credibile espressione estetica e si concretizza nella levità delle forme con le opere in “Evelpiuma”.

Attraverso la scultura in Evelpiuma “Legare e sciogliere” Monachesi crea“L’extra Plastica Agra ”dell’epoca Agravitazionale” Questa innovativa esperienza è documentata da importanti e numerose mostre, come: le opere in Evelpiuma che furono esposte nel 1965alla Triennale dell’Adriatico (Civitanova Marche Palazzo delle Esposizioni) e a Roma alla Galleria “l’Astrolabio”. Nel 1969 espone le sue opere in perspex a Caorle nella Rassegna”Nuovi Materiali e Nuove Tecniche”, e alla Biennale Internazionale d’Arte di Lignano in” Avanguardia di Monachesi 1930-.1969” (sculture di perspex).1977 Siena Palazzo Patrizi “Un fatto nuovo” mostra antologica di Monachesi, nello stesso anno Jesolo “L’evelpiuma e l’universo Agrà di Monachesi” mostra e convegno “Legare e sciogliere” con Franco Basaglia1979 Parigi, Cappella della Sorbona “Legare e sciogliere ”L’universo Agrà di Monachesi “ Negli ultimi anni, sempre attivo e pieno di curiosità per il futuro, continua la sua ricerca di scultore e pittore nella definizione di nuovi orizzonti per l’arte.

Da un Evelpiuma (1970)

Dal 1960 è docente alla cattedra di Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Roma. La sua lunga carriera artistica è testimoniata da importanti ed approfonditi contributi critici sulla sua opera e da numerose mostre in Italia e all’estero. Dopo la sua morte, avvenuta a Roma nel 1991, numerose esposizione sono state allestite oltre che in Italia in sedi internazionali. Roma Palazzo delle esposizioni, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Milano Museo della Permanente, Parigi Centre Georges Pompidou, Londra, Barcellona, Monaco, New York Galleria Del Re, WashingtonD. C, Ottawa, Tokio

 

Dal 2001 le sue opere sono presenti a Roma al Ministero degli Affari Esteri nella collezione “Artisti Italiani del XX Secolo Alla Farnesina” a cura di Maurizio Calvesi, e sempre per l’iniziativa del Ministero degli Affari Esteri la sua opera è presente nella mostra itinerante” Viaggio nell’arte Italiana 1950-1980-Cento opere della Collezione Farnesina”. a cura di Maurizio Calvesi. nel 2006 Monachesi Perspex ed Evelpiuma1959 1969.Galleria Nazionale d’Arte Moderna Roma, a cura di M.V. Marini Clarelli e M. Gargiulo nel 2008 Lyon Musee des beaux-art de Lyon”Repartir à zéro 1945-1949” comme si la peinture n’avaint jamais existé, sus la direction de E’de Chasey S. Ramond. 2009 maggio/giugno “Monachesi Silenzio Agravitazionale  galleria il Saggiatore, Primaverile Argam Roma nel 2010 nell’anniversario dai cento anni dalla nascita Il museo Fondazion Roma Museo gli dedica una importante antologica “ Monachesi” a cura di S. Papetti. Luce Monachesi e Donatella Monachesi, con cento opere più rappresentative del suo percorso artistico.

 

Alcune importanti opere sono presenti nella collezione privata dell’artista e pittore Lombardi Simone conosciuto col nome d’arte ” locos”, personaggio pubblico, Presidente di AEDPD, Associazione Europea Diritti Persone Disabili.

 

Sante Monachesi, nel 1939 sposa l’artista Giselda Parisella (1916-1991) ed hanno due figlie Luce e Donatella

 

Del suo lavoro hanno scritto molti critici e intellettuali tra i quali Filippo Tommaso Marinetti,Antonio Marasco, Palma Bucarelli, Giorgio de Marchis,Giulio Carlo Argan, Giorgio Bassani, Cesare Vivaldi, Giuseppe Marotta, Aldo Palazzesi, Giuseppe Marchiori, Elverio Maurizi, Franco Passoni, Emilio Villa, Franco Cagnetta,

 

 

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Rotella Mimmo

Rotella Mimmo

Giugno, 2011

Biografia di Rotella Mimmo

Artista dalla multiforme personalità e dalle concezioni visive intense e sempre allineate ad un gusto avanguardistico (poco compiaciuto della ricerca commerciale, malgrado i soggetti rappresentati), Mimmo Rotella nasce a Catanzaro il 7 ottobre 1918 e, conseguita la maturità artistica presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, si stabilisce a Roma nel 1945. La prima fase della sua attività è caratterizzata dalla sperimentazione di stili pittorici diversi che lo porterà a rivoluzionare i linguaggi artistici del dopoguerra. Nel 1951 allestisce la prima mostra personale alla Galleria Chiurazzi di Roma, che ottiene ampia risonanza. Il suo nome comincia dunque a suscitare notevole interesse tanto che nello stesso anno gli viene assegnata una borsa di studio dalla Fulbright Foundation. Può così permettersi di frequentare la prestigiosa Università di Kansas City, un traguardo lontano per un ragazzo cresciuto nel meridione italiano più profondo. Rotella ricambia l’istituzione con la realizzazione di un pannello murale nella Facoltà di Fisica e con la prima registrazione dei poemi fonetici da lui definiti “epistaltici”. Nel 1952 è invitato dalla Harvard University per una performance di poesia fonetica a Boston e dalla Library of Congress di Washington per la registrazione di alcuni poemi fonetici. Tornato in Italia, dopo una fase di riflessione sui mezzi della pittura e sulla necessit di utilizzare nuovi strumenti, inventa la tecnica del decollage, caratterizzata dallo strappo di manifesti pubblicitari affissi nelle strade i cui frammenti, siano essi il recto o il verso, sono incollati sulla tela. Esempi memorabili di questa fase sono “Un poco in su”, “Collage”, entrambi del 1954. Dal 1958 abbandona gradualmente le composizioni puramente astratte per realizzare decollage con immagini chiaramente leggibili. Questa tendenza culmina nella serie “Cinecittà'”, realizzata nel 1962 (che comprende “Eroi in galera”, “Tre minuti di tempo”) e in quella dedicata alle stelle del cinema e a personaggi famosi (“Assalto della notte”, 1962; “Marilyn calda”, 1963 e così via). Sono degli anni ’60 e seguendo i lavori dedicati alle affiches del cinema mondiale con i volti dei grandi miti di Hollywood. Nel 1961 aderisce, su invito del critico Pierre Restany, al gruppo dei Nouveaux Realistes, nel cui ambito già Raymond Hains, Jacques Mahè de la Villeglè, Francois Dufrene utilizzavano i manifesti pubblicitari con procedimenti analoghi a suoi. Trasferitosi a Parigi nel 1964 lavora ancora sulla definizione di una nuova tecnica, la Mec Art, con cui realizza opere servendosi di procedimenti meccanici su tele emulsionate. I primi lavori di questo genere sono esposti alla Galleria J di Parigi (1965). Continua la sperimentazione con la serie degli Artypo, prove di stampa tipografiche scelte e incollate liberamente sulla tela. Nel 1972 pubblica per la Casa Editrice Sugar il volume autobiografico “Autorotella” esibendosi, in occasione della presentazione del libro al Circolo Culturale Formentini di Milano, in una performance con i suoi poemi fonetici. E’ del 1975 la serie “Plastiforme” che espone alla Galleria Plura di Milano; nello stesso anno pubblica anche il primo disco LP italiano di Poemi Fonetici 1949/75 con presentazione di Alfredo Todisco. Gli anni ’70 sono segnati da frequenti viaggi in USA, India, Nepal, per stabilirsi definitivamente a Milano nel 1980. Appartengono agli inizi degli anni ’80 le “Coperture”, manifesti pubblicitari ricoperti da fogli che occultano l’immagine sottostante, presentati allo Studio Marconi di Milano ed alla Galleria Denis Rene’ di Parigi (1981). Torna alla pittura alla metà del decennio con il ciclo “Cinecittà 2” in cui riprende il tema del cinema affrontato in tele di grandi dimensioni e con la serie “Sovrapitture” su decollage e su lamiera: questi interventi pittorici su manifesti lacerati e incollati su pannelli metallici caratterizzano la stagione più recente dell’artista. Oltre che alle principali mostre dei Nouveaux Realistes e a più di cento esposizioni personali in Italia e all’estero, l’artista ha partecipato ad importanti rassegne nazionali ed internazionali fra cui:

– The Art of Assemblage (New York, Museum of Modern Art, 1961)

– Oltre l’Informale (IV Biennale Internazionale d’Arte di San Marino, 1963)

– Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/70 (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1970)

– Linee della ricerca artistica in Italia 1960/1980 (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1981)

– Arte Italiana contemporanea (Londra, Hayward Gallery, 1982)

– Arte Italiana del XX secolo (Londra, Royal Academy of Arts, 1989)

– The Italian Metamorphosis 1943-1968 (New York, Solomon R. Guggenheim Museum, 1994)

– Art and film since 1945. Hall of Mirrors (Los Angeles, Museum of Contemporary Art, 1996)

Mimmo Rotella muore a Milano il 9 gennaio 2006.