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Cristallini Daniele

BIBLIOGRAFIA

Nato a Civitanova Marche (Macerata) nel 1956. Si è diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Mace­rata. Si esprime nel campo dell’informale, allievo di Remo Brindisi. Ha allestito mostre personali a Mace­rata, Sarnano, Camerino, Ussita, Tolentino, Milano, ecc. Ha partecipato a varie collettive e concorsi ad Ancona, Bergamo, Broscia , Trento, Bologna, La Spezia, Macerata, ecc., ottenendo premi e ricono­scimenti. Nel settembre 1982 ha partecipato ad As­sisi alla realizzazione di un grande murale dedicato alla «Pace nel Mondo» (su progetto di Remo Brindi­si). Hanno scritto di lui i critici: Bianchini, Brindisi, Della Cerra, Pranza e Bignardi.

L’Amministrazione Comunale di Ripe S. Ginesio, la Direziono della Pinacoteca Comunale ringraziano sentitamente l’Artista e quanti hanno collaborato alla realizzazione dell’iniziativa.

Daniele Cristallini

Scorrendo alcuni scritti volti ad illustrare la mia pittura, ho avuto la sensazione che oltre ai molti rife­rimenti usati per misurarne la qualità tecnica e cultu­rale, non fosse stato speso a suo favore neanche un pensiero veramente sentito.

Reputo quindi necessario che io, unico artefice della mia arte, intervenga per salvare dalla quotidia­na mediocrità il prodotto della mia vita, costruita su sensazioni che da sempre hanno guidato le mie scel­te, rendendole a volte incomprensibili ai più, a volte erroneamente intelleggibili.

I colori del tempo e della storia hanno acceso la mia fantasia; quegli stessi colori di cui la mia opera è impregnata in ogni sua piega, a volte stimolati fino a scomparire nel buio per potervi ricercare nuova luce.

Non c’è quiete in ciò che faccio, forse rassegna­zione di fronte all’inevitabilità delle cose e del tem­po; ma sicuramente c’è amore verso tutto ciò che esso a volte sfiora solamente trasformandolo quindi in una tenera nebbia.

Io credo che in fondo questo sia il mio vero mo­do di essere artista: un rigattiere di essenze.

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Palladino Ciro

È nato a Torre del Greco. Ha frequentato l’Istituto Statale d’Arte di Torre del Greco e per qualche anno il corso di scenografia del prof. Stefanucci presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Da giovanissimo si muove nell’ambito dell’Anacronismo per poi approdare, nel corso degli anni, ad una personale dimensione pittorica che lo vede indagare un mondo dagli aspetti misteriosi ed enigmatici. Numerose sono le esposizioni, tra personali e mostre di gruppo. Nel 1985 con la personale presso il centro d’arredamento contemporaneo “Miceli”, presentato dagli architetti Pagliata e Mendini, riesce a suscitare grande interesse anche da parte di operatori noti nel campo del design. Successivamente, ha collaborato per oltre dieci anni con il centro di design Falconio di Napoli. Nel 2005 partecipa alla Biennale “Aldo Roncaglia”. Nel 2006 tiene una mostra a Palazzo Patrizi di Siena e, contemporaneamente, il Museo Michetti gli dedica una grande personale. Vive e lavora a Torre del Greco.

 

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Cangi Enzo

HANNO SCRITTO :

L’intera attività di Cangi è riconducibile a una serie di temi che.nella sua opera,si avvicendano, si succedono, s’intrecciano e spesso si sovrappongono. Ogni tema corrisponde alla scoperta di una regione poetica , dove egli, una volta che gli e penetrato, indugia lungamente, esplorandola in ogni piega, in ogni motivo – Tuttavia non si tratta mai di temi che lo spingano ad una distrazione dal nucleo centrale della sua riflessione . Non sono cioè temi divergenti, ma convergenti su tale nucleo, che in ogni caso riguarda sempre il rapporto con le circostanze esplicite o segrete, quindi da indagare o perlomeno da percepire, in cui il nostro tempo ci costringe dentro la trama confusa delle cronache quotidiane . Ora il tema gli si presenta come meditazione culturale o come confronto coi fatti della storia, ora come momento metafisico, contemplativo, o ancora come annuncio sulla conclusione della propria e nostra sorte finale.

MARIO DE MICHELI

La pittura figurativa di Cangi e di quelle che tengono gli occhi aperti sul mondo ma l’attenzione dello spirito volta alla propria vita interna, cosi la realtà raffigurata, senza trasformarsi in mitologia o narrazione melodrammatica, tende a caricare le immagini di sensi sottili e segreti, combinando con la loro apparente lietezza e calma un modo di sentire per niente semplice, anzi ricco di interrogativi.

VITTORIA CORTI

Le lusinghe della sperimentazione audace, gli stimoli dì fronte alla negazione, le false profezie sulla morte dell’arte sono stimoli per scelte diverse più semplici, meno impegnative senz’altro seducenti per chi intenda coprire e confondere l’impreparazione e la scarsa attitudine. Per questo, Enzo Cangi va apprezzalo. Va apprezzala la serietà del suo programma, del suo impegno di continuare a fai sentire, nei limiti delle proprie forze, la voce dell’arte toscana mai trepida e tuttavia mai propensa a scendere, per speculazione di mercato, sulla strada dell’improvvisazione.

TOMMASO PALOSCIA

La prevalenza del momento soggettivo inoltre non ha mai fatto oltrepassare a Cangi limiti del realismo cioè non lo ha mai fallo sconfinare nell’informale, come avrebbe potuto anche accadere -almeno il riconoscimento della sua esistenza come dato non soltanto della sensibilità ma anche culturale e storico. Riconoscimento molto particolare del resto, per cui anche i dati culturali e storici vengono recuperati quasi unicamente attraverso una contemplazione e sublimazione di specie estetica.

ALBERTO MORAVIA

Galleria ” LA COLONNA ” .Bologna- CENTRO DI CULTURA DANTE ALIGHIERI, Colonia

Sala F.L.O.G, .Firenze – Galleria •’ IL CUBO ” ,Crotone

HARROD,S GALLERY . Londra – Ambasciata d’Italia, Ankara

Galleria ITALIA, Forte dei MARMI (LU) – Galleria “SALAMBO” , Parigi

Galleria ” LA PICCOLA “, Firenze – Galleria ” FORUM JANI ” , Foiano della Chiana (AR)

Galleria “EUROPE”, Strasburgo -Galleria “IRIS”, San Polo in Chianti (FI)

Galleria “CANC1″, La Spezia

Galleria “ARTIDE”, Bruxelles

Azienda Autonoma di Turismo ,Patti(ME}

Ministero Turismo e Spettacolo, Roma – Galleria ” BUCA DI DANTE “, Firenze

Galleria ” 14 “, Firenze

Galleria ” DIVA ” , Bruxelles

Sala ” A. del SARTO ” , Firenze

Galleria ” 1LLUM “, Copenaghen

Galleria ” LA MEDICEA “, Borgo San Lorenzo (FI)

Galleria ” MUGELLO “, San Piero a Sieve (FI)

Azienda di Promozione Turistica, Bardolino(VR)

Galleria “FRANGIPANE” , Cosenza

Sala ” APPIO MONTI “, Terracina (LT)

Galleria ” IL PARAD1S1NO” , San Vincenzo (LI)

SPORTING CLUB , Poggibonsi (SI) –

Centro d’ Arte ” IL CENACOLO ” ,Catanzaro

Galleria “P. della FRANCESCA” ,Domegge di Cadore (BL)

Federazione Nazionale Artisti ,Prato

Palazzo ” CORTE METTO ” ,Auronzo di Cadore (BL)

Galleria ” IL CUBO “, Chianciano Tenne (SI)

Galleria ” PALAZZETTO ALAMANNI”, Montevarchi (AR)

Circolo MCL , Incisa Valdamo (SI)

Galleria ” LA VECCHIA FARMACIA “, Castelfranco di sotto (Pi)

Galena “EL AGUILA ” ,Managua

Circolo Impiegati Civili, Faenza

Hotel ” SANTA FEBRONLA “, Patti Marina (ME)

Circolo ” A. VESPUCCI “, Firenze

SALA RIUNIONI COOP, Maresca (PT)

Galleria “FLAVIA” , Roma

Spazio Espositivo “ARTE PIÙ ” , Prato

Azienda Autonoma Soggiorno di Camposanpiero, (PD)

Galleria ” P. della FRANCESCA, 2 “, Arezzo

Galleria “CAPIGATTl”, Alassio

SALA FARNESE, Poggio Mirteto (RI)

FLORIAGARR, Firenze

Sala Dopolavoro Postelegrafonici, Cagliari

ecc. ecc.

Ha partecipato ottenendo premi e riconoscimenti alle seguenti rassegne e manifestazioni d’arte:

Premio Internazionale “CITTA di OSTENDA” (Belgio)

1 RASSEGNA INTERNAZIONALE D’ARTE Cagliari

L’ARTE ITALIANA OGGI ,Firenze

Centro di Cultura Italiana ,Colonia

RASSEGNA DEL PICCOLO FORMATO, Belluno

INCONTRI CON L’ARTE , Roma

Premio ” MINO da F1ESOLE

Premio “ BORGO SAN JACOPO ” , Firenze

PREMIO “8 MARZO ” , Livorno

Premio ” SOlANA ” ,Pisa

Premio ” LA FILANDA”, Pian di Scò (AR)

“10 PITTORI FIORENTINI”, Kyoto (Giappone)

Premio” LA SPIGA D’ARGENTO ” Montagnana (FI)

Premio “LA CONQUISTA ” ,Firenze

11° ed. ” IL CAVALLETTO D’ORO” Firenze

ARTE E SOLIDARIETÀ ,Firenze

Premio ” ARTE SACRA IN S.AMBROGIO”, Firenze

Premio ” G.MONACO ” ,Talla (AR)

MARCIALLA ARTE 93, Arezzo

“PREMIO PANTANO , Panzane in C.(FI)

ESTEMPORE MONTEPEANO (FI)

Premio “CITTA DI SESTO FIORENTINO” , Firenze

Premio ” DESIDERIO DA SETTIGNANO” , Firenze

Premio PIEVETORINA ,Pievelorina (MC) – ecc.ecc.

Enzo Cangi si è diplomato presso l’accademia di Belle Arti di Firenze sotto la guida di Onofrio Martinelli e Emanuele Cadili, personalità artistiche di grande rilievo nella pittura novecentesca. Rodolfo Margheri è stato suo meastro di incisione. Maestro riconosciuto di particolare valore in questo campo dell’attività artistica.

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Schiaroli Giovanni

Giovanni Schiaroli è nato nel 1949 a Filetto, frazione di Senigallia (An). Ancora vive e lavora nello stesso posto, un angolo appartato fra un saliscendi di colline verdi, alberate, cespugliose. Dietro, la sagoma dentata bluastra degli Appennini; davanti, un altro dosso, più basso, e poi il mare. L’agricoltura su scala industriale si è solo infiltrata qui. I posti non sono stati stravolti. Questi dati, questa ambientazione sono importanti per capire Giovanni Schiaroli e la sua pittura. Perché Giovanni Schiaroli è frutto di queste colline, che rappresentano il suo tema centrale, il suo filone principale, la sua costante ispirazione. Alcune volte si spinge più in là del dosso e scopre il mare. Ed allora sono angoli di campo, le aie, i buoi visti da bambino, le stradine prima bianche ora asfaltate, il tripudio della fioritura primaverile e sono anche marine e barche, contadini e pescatori, tutta gente con cui Giovanni Schiaroli ha grande familiarità. Anzi, è uno di loro. Figlio di contadini, sa lavorare la terra. E lo fa, come in una sfida, senza usare polveri bianche e grigie, le polveri chimiche: cioè, rispettando la terra. E’ molto bravo nell’uso del colore, nelle sfumature, nelle tonalità. Ma non è solo tecnica, sono scelte mosse da una naturale, del tutto spontanea vena poetica.

Giovanni Schiaroli non ha frequentato scuole d’arte o accademia. E’ un autodidatta. Ed è pittore nato. Alle “elementari” la sua occupazione continua era il disegno. Se il maestro gli diceva di scrivere “campagna”, lui “disegnava” campagna. E dopo inviti e sgridate il maestro (il suo primo esaminatore) si arrese e gli disse:” Da grande farai il pittore”. Così è stato. Da Filetto Schiaroli è andato lontano: le mostre a Roma (a Villa Ramazzini, ad esempio, dove sono passate firme illustri della pittura contemporanea), a Buenos Aires con “I Promessi Sposi”, e ancora a Roma per una mostra di “scorci romani”. Ma in queste sue “fughe” Giovanni Schiaroli rimane sempre fedele a se stesso. Stessa tecnica, stesso cromatismo, stessa mano. Rimane sempre il cantore delle campagne marchigiane.

Walter Montanari

 

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Tavoletti Anne

Anne Tavoletti, artista

Per Anne Tavoletti il ​​disegno e la pittura sono da sempre le sue passioni. Cresciuta nella Pennsylvania occidentale, i suoi genitori artisti hanno avuto un’influenza enorme e ammira il lavoro di Mary Cassatt, John Singer Sargent e Rene Gruau. Anne ha conseguito la laurea in illustrazione di moda presso il Fashion Institute of Technology di New York City. Il suo stile di illustrazione varia notevolmente dalla moda editoriale all’arte popolare. Lavora con una varietà di media, inclusi acrilici, penna e inchiostro, matite colorate e acquerelli. Nel tempo libero Anne ama decorare, fare giardinaggio e passare il tempo con suo marito, un grafico e dei figli meravigliosi. Anne vive in un sobborgo di Pittsburgh, in Pennsylvania.

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Bonazzi Davide

Davide Bonazzi è nato e cresciuto a Bologna.

Ha conseguito la laurea in Arti Umanistiche a Bologna, successivamente ha studiato illustrazione alla IED (Istituto Europeo di Design) di Milano e all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Oggi Davide lavora come illustratore freelance per case editrici e giornali come “The New York Time” e “The Wall Street Journal”. Nel 2016/17 e 2018/19 è stato nominato tra i migliori illustratori mondiali.

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Moramarco Gianni

BIOGRAFIA

Gianni Moramarco nato a Torino, è un creativo a tutto tondo, la cui biografia artistica si sviluppa nell’arco di tre lustri con un percorso eclettico e costante, ricco di successi creativi che vanno dall’architettura d’interni al fashion design ed alle arti visive. In anni recenti Moramarco ha sviluppato con successo il versante espositivo con presenza in numerose gallerie europee e manifestazioni artistiche d’alto livello. Di recente è da registrare la sua presenza alla 7a Biennale Internazionale d’Arte di Ferrara 2014. Le sue opere figurano in collezioni pubbliche e private.

Nato a Torino, divide la sua attività tra architettura e produzione artistica.

L’ispirazione di Gianni Moramarco sembra avere una vena “pop” che si tiene ben lontana da aridità concettuali. Talvolta surreale, talvolta molto concreto, i suoi quadri sono popolati da riferimenti chiari alla sua città d’origine i cui luoghi simbolici giocano con torri infuocate e forme addolcite ma deformate di valchirie spiate feticisticamente.

Moramarco si muove all’interno di un meccanismo pittorico fatto di ironia, candore, artigianalità annullando le regole e i limiti della cornice dell’opera, invadendo i confini del quadro, come spinto da un impulso irrefrenabile a fugare la realtà reinterpretandola con il canone del suo linguaggio artistico.

Le sue creazioni sono espressione dell’esuberanza dell’artista che agisce proiettando le proprie idiosincrasie sulla città, scomponendola nei suoi componenti basici per farla riemergere filtrata e adulterata da imprevedibili geometrie.

Il “nuovo mondo” di Moramarco, si impone attraverso il colore che tiene separati ma al tempo stesso uniforma i pezzi del suo puzzle; Siamo trasportati in un arcipelago di isole inconciliabili con cui viene descritta una realtà frammentata, incerta, in crisi, i tagli sono come le crepe che dividono le zolle di un terreno arido cui solo l’intervento straniante del colore può ridare vita.

In tempi più recenti i soggetti delle opere di Gianni Moramarco si spostano su temi onirico kabbalistici, giocando con i numeri e le pieghe delle sue scomposizioni pittoriche.

Questa nuova serie di quadri segna un ulteriore passo verso una rappresentazione astratta e simbolica delle cose in cui le nuove geografie astrali segnano traiettorie immaginarie ed eteree che interferiscono con il reticolo casuale dei tagli come fossero appoggiate su un foglio stropicciato.

Assistiamo ad una inversione di ruoli tra i tagli e il soggetto che se prima potevano apparire come uno stratagemma per operare una fuga dal concreto presente ora lo ipostatizzano attraverso la materialità dell’opera è l’impronta artigianale dell’artista.

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Ricci Nino

Nino Ricci (Macerata, 1930) è un pittore e incisore italiano.

Biografia

Ricci nacque a Macerata nel 1930. Negli anni degli studi imparò la tecnica dell’incisione frequentando la Scuola del Libro di Urbino, per poi studiare a Scenografia presso l’Accademia di belle arti di Roma. Fu in questi anni che vinse una borsa di studio al Centro sperimentale di cinematografia dove si specializzo come costumista cinematografico.

Oltre all’intensa attività di docente che seguì, numerose furono le sue mostre personali in Italia ed all’estero.

Nel 1980 Vanni Scheiwiller gli dedicò una numero monografico della collana Arte Moderna in Italia con testi di Libero de Libero e Giuseppe Appella.

 

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Aligi Sassu

Aligi Sassu (Milano, 17 luglio 1912 – Pollença, 17 luglio 2000) è stato un pittore e scultore italiano.

Biografia

Aligi Sassu nacque a Milano, da Lina Pedretti, parmigiana, e Antonio Sassu, sardo sassarese, tra i fondatori nel 1894 del Partito Socialista Italiano a Sassari e trasferitosi nel 1896 nel capoluogo lombardo. Il padre, legato da una forte amicizia a Carlo Carrà, lo condusse nel 1919, a soli sette anni, all’Esposizione Nazionale Futurista presso la Galleria Moretti di Palazzo Cova, che vedeva riuniti i più grandi futuristi e le giovani leve.

All’inizio del 1921 la famiglia Sassu si ritrasferì in Sardegna, a Thiesi in provincia di Sassari, dove Antonio aprì un negozio. Lì Aligi frequentò la scuola elementare e conobbe per la prima volta i cavalli, che diventeranno poi il suo marchio, ed i colori accesi della Sardegna che permeeranno la sua pittura. Dopo una permanenza di tre anni, la famiglia ritornò a Milano e qui Aligi mostrò ancor più il suo interesse per la lettura e l’arte futurista.

Nel 1925, con la famiglia ormai in ristrettezze economiche, fu costretto a lasciare la scuola. In un primo tempo svolse il lavoro di apprendista presso la Pressa, un’officina litografica; l’anno successivo quello di aiutante di un decoratore murale; al contempo, frequentando i corsi serali, riuscì poi a concludere gli studi. Insieme all’amico e designer futurista Bruno Munari, si presentò a Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo. Questo incontro fu proficuo fu infatti nel 1928 invitato da Marinetti a partecipare alla Biennale di Venezia.

Poco tempo dopo, insieme a Bruno Munari, definì il Manifesto della Pittura “Dinamismo e riforma muscolare” (che rimarrà inedito fino al 1977), assumendo come presupposto di base la rappresentazione di forme dinamiche anti-naturalistiche. In quegli anni, grazie alle amicizie del padre, poté conoscere bene le opere di Boccioni e Carlo Carrà, di Gaetano Previati, Giandante X (così era noto Dante Persico) e Giuseppe Gorgerino, e a loro si ispirò talvolta nei suoi dipinti. Studiò Picasso, Diego Velázquez ed il nudo plastico. Di questo periodo è L’Ultima cena, il dipinto che sintetizza l’arte di Aligi Sassu e, negli abiti moderni dei personaggi e l’ambientazione urbana, preannuncia quello che sarà il suo stile futuro.

Negli anni fra il 1927 e il 1929 dipinse in maggioranza quadri di piccole dimensioni, aventi spesso come soggetto lo sport, le industrie e le macchine; nascono così i CiclistiI minatoriL’operaioPugilatori e gli Uomini rossi. Con Filiberto Sbardella, Giacomo Manzù, Nino Strada, Candido Grassi, Giuseppe Occhetti, Gino Pancheri, nel 1930 riuscì ad allestire a Milano la sua prima mostra importante, recensita anche da Carlo Carrà. Nel 1934 soggiornò per un periodo di tre mesi a Parigi (in rue Elisée des Beaux Artes) studiando a fondo le opere di Matisse, Théodore Géricault, Delacroix, Cezanne ed i dipinti dei pittori dell’Ottocento esposti al Louvre.

In particolare, l’influenza di Delacroix e delle sue battaglie è chiaramente riscontrabile nei dipinti di Sassu. Ritornerà a Parigi l’anno successivo e poi agli inizi del 1936. Nel 1935 formò il Gruppo Rosso con Nino Franchina, Vittorio Della Porta ed altri. Del 1936 è Il Caffè, uno dei suoi quadri più celebri che rappresenta la Coupole di Parigi, così pure I Concilii, visione satirica del clero di Roma. Nel frattempo il suo impegno politico aumentò e, quando in Spagna scoppiò la Guerra civile, diventò un attivo antifascista. Antifranchista e simpatizzante dei partigiani spagnoli, dipinse la Fucilazione nelle Asturie.

Accusato di complotto, rinchiuso nel carcere di Regina Coeli a Roma, attraversò un periodo piuttosto problematico alla fine del quale riprese la pittura. Sono di questo periodo i disegni con soggetti mitologici e i ritratti dei carcerati. Fu graziato nel luglio del 1938, rimanendo però un sorvegliato speciale. Solo nel 1941 poté esporre nuovamente: per la prima volta compaiono in pubblico gli Uomini rossi. L’esposizione avvenne nella “Bottega di Corrente”. Pur partecipando da tempo in modo attivo a Corrente, il periodico di opposizione culturale al regime, Sassu preferì optare per una “personale”, non aderendo alle mostre collettive degli artisti del tempo.

Nel 1943 illustrò i “Promessi sposi” del Manzoni con cinquantotto acquerelli. Presenterà queste tavole successivamente, nel 1983, nella casa Manzoni a Milano. Nel 1947, trasferitosi in provincia di Varese, lavorò alacremente dipingendo in particolare Caffè, reminiscenze di Parigi, e soggetti sacri. Poco tempo dopo si dedicò alla ceramica producendo circa un centinaio di pezzi. Ritornato in Sardegna nel 1950, trasse ispirazione dai paesaggi che lo circondavano e dipinse scene della vita contadina e marinaresca, quali le Tonnare; studiò i murales e i muralisti Diego Rivera e José Clemente Orozco, e poi Vincent van Gogh e Piero della Francesca. Notevole è di quel periodo La miniera, l’affresco nella foresteria delle miniere di Monteponi (Iglesias) e non solo per le dimensioni, m 3.50 per 12.

Nel 1949-1950, Sassu aderì al progetto della importante collezione Verzocchi, sul tema del lavoro, inviando, oltre ad un autoritratto, l’opera Il campo arato. La collezione Verzocchi è attualmente conservata presso la Pinacoteca Civica di Forlì.

Con Mazzotti e Fabbri, nel 1954, a Vallauris incontrò per la prima volta Picasso. Due anni dopo, in un nuovo incontro a La Californie, Picasso gli mostrerà le sculture che esporrà successivamente al Museo di Antibes. Lo stesso anno espose alla Biennale di Venezia fra le altre opere I martiri di Piazzale Loreto, che Giulio Carlo Argan acquistò per la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea. Ad Albissola Capo dipinse il ciclo delle Cronache di Albisola, ben rappresentando la vita artistica della cittadina che vedeva allora riuniti ceramisti, poeti, scrittori, critici, e di cui Aligi Sassu era protagonista insieme a Lucio Fontana, a Salvatore Fancello e altri artisti. L’opera, eseguita su commissione del proprietario nella Trattoria Pescetto, occupava un’intera parete di trentacinque metri e, quando 14 anni dopo il locale fu chiuso, venne completamente smembrata. Oggi ne restano solo poche immagini fotografiche.

Ad Arcumeggia eseguì gli affreschi Corridori (1957), un’opera di notevoli dimensioni in omaggio al ciclismo, Gesù inchiodato alla croce, XI stazione della Via Crucis (1963), e San Martino dona parte del mantello al povero (1991).

Dieci anni dopo iniziò il suo periodo spagnolo (nel 1963 alle isole Baleari), con le Tauromachie, presentate dal poeta spagnolo Rafael Alberti, i personaggi mitologici, le sue sperimentazioni sugli acrilici e sui colori sempre più accesi (il rosso sarà ancora più presente nella sua pittura). Nel 1965 suoi disegni e sculture vengono esposti alla Galleria Civica di Monza; sarà poi la volta di una mostra antologica a Bucarest e, successivamente, alla Galleria d’Arte Moderna di Cagliari (dove, nel 1967, era presente anche Foiso Fois). È dello stesso anno il suo trasferimento a Monticello Brianza, durante il quale eseguirà soprattutto murales.

Al 1968 appartengono vari dipinti di grandi dimensioni, fra i quali il Che Guevara, donato al Museo de L’Avana. Nel 1969, alla Biennale, gli viene attribuito il 1º premio del muro dipinto. Nel 1972 sposa Maria Helenita Olivares. Viaggiando fra Maiorca e l’Italia collaborò nel 1973 ai Vespri siciliani per la riapertura del Teatro Regio di Torino. Al Vaticano gli venne dedicata una sala nella Galleria dell’Arte moderna. Tre anni dopo realizzò due mosaici per la parrocchia di Sant’Andrea a Pescara e l’anno successivo espose le sue opere nelle città di Rotterdam, Toronto e Maiorca. È del 1984 una prima mostra antologica a Ferrara, al Palazzo dei Diamanti, e poi a Roma a Castel Sant’Angelo, a cui seguì quella di Milano, al Palazzo Reale.

Successivamente vennero allestite mostre a Siviglia, in Germania, a Madrid, a Toronto, Montréal e Ottawa. Nel 1986 espone a Palma di Maiorca, alla XI Quadriennale di Roma, alla Triennale di Milano e alla Casa del Mantegna a Mantova e Monaco di Baviera, nello stesso anno completa le centotredici tavole sulla Divina Commedia. Nel 1992 partecipa in Sud America al progetto espositivo Arte Italiana nel mondo esponendo a San Paolo, Bogotà e Buenos Aires. A Bruxelles, nella nuova sede del Parlamento europeo, nel 1993 completò il murale in ceramica I Miti del Mediterraneo, che occupa 150 metri quadrati. Sono invece del 1994 le incisioni Manuscriptum per la mostra itinerante in Svezia “I ponti di Leonardo”. È dell’anno successivo l’esposizione alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e del 1999 la mostra antologica a Palazzo Strozzi a Firenze.

Nel 1996 donò 356 opere, realizzate a partire dal 1927, alla città di Lugano: si ha così la nascita della Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares che da allora ha allestito mostre tematiche con i suoi lavori. Il 25 giugno 1999 nasce la Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares a Maiorca per volontà dei coniugi Sassu. Il 31 marzo del 2000 viene costituita a Besana in Brianza l’Associazione Culturale onlus Amici dell’Arte di Aligi Sassu. Morì a Pollença il 17 luglio dello stesso anno, all’età di 88 anni, proprio il giorno del suo compleanno.

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Annigoni Pietro

Biografia di Pietro Annigoni

Nato a Milano il 7 giugno 1910, Pietro Annigoni si trasferisce con la famiglia a Firenze nel 1925. Qui compie gli studi presso il Collegio dei Padri Scolopi e nel 1927 comincia a frequentare la Scuola Libera di Nudo dell’Accademia di Belle Arti, con insegnanti del calibro di Felice Carena per la pittura, Giuseppe Graziosi per la scultura, Celestino Celestini per la grafica.
Dotato di un’indole autonoma, Annigoni vive fra Milano, dove la famiglia è tornata ben presto a risiedere, e Firenze, dove egli si lega a personalità della cultura come il letterato Renzo Simi, il pittore e scultore pistoiese Mario Parri, lo storico d’origine fiumana Carlo Francovich, lo studioso d’arte trentino Niccolò Rasmo.
E’ in tale clima di fervida intellettualità che egli definisce i propri interessi e orienta il proprio gusto, mostrandosi precocemente in grado di partecipare al dibattito sull’arte pur rimanendo estraneo a movimenti o correnti, tanto da guadagnarsi presto la fama di personaggio fuori dai canoni. Dopo il successo di pubblico ottenuto con una personale a Milano nel 1936, Annigoni crea il suo primo importante ciclo decorativo ad affresco nel convento mediceo di San Marco, raffigurante unaDeposizione permeata da tensioni espressioniste drammatiche, che bene interpretano la ricerca di un arduo equilibrio fra modernità e tradizione. D’allora in poi la pittura a sfondo religioso sarà, insieme alla ritrattistica e all’incisione, uno dei temi portanti della sua produzione pittorica, da una marcata vena malinconica.
Sposatosi con Anna Maggini nel 1937, da cui ha avuto due figli, Benedetto e Ricciarda, Annigoni a partire dal 1949 in poi esporrà con continuità e successo all’estero, in particolare a Londra, dove nel 1955 esegue il Ritratto della Regina Elisabetta II, opera emblematica del ruolo di cui egli è ormai interprete prediletto presso una società d’élite che in lui vede il degno erede di una tradizione antica e che ben volentieri si propone quale committenza secondo l’esempio dei grandi mecenati del passato (tra i tanti spiccano personaggi illustri come il duca di Edimburgo e la principessa Margaret d’Inghilterra, ma anche Margot Fonteyn, John Fitzgerald Kennedy, papa Giovanni XXIII).
Tra il 1958 e il 1980 Annigoni fu impegnato nella realizzazione di importanti cicli decorativi di tema sacro (fra gli altri quelli per la chiesa di San Martino a Castagno d’Andrea, per il santuario della Madonna del Buon Consiglio a Ponte Buggianese, per la Chiesa Maggiore dell’Abbazia di Montecassino e per la Basilica di Sant’Antonio a Padova), ma anche di soggetti profani (L’Arcadia per la Sala del Pontormo a Wethersfield House Amenia, New York).
Dopo la dolorosa scomparsa della prima moglie, avvenuta nel 1969, la vita di Annigoni è stata rasserenata dall’incontro con la seconda giovanissima compagna e modella, Rossella Segreto, che egli sposa nel 1976. Circondato da uno scelto manipolo di allievi italiani e stranieri, Annigoni dipinge fino a quando si spegne a Firenze il 28 ottobre del 1988.