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Monachesi Sante

Biografia

Sante Monachesi nasce a Macerata nel 1910 dove, terminati gli studi all’Istituto d’Arte di Macerata, si trasferisce a Roma, dove presso il Centro Sperimentale di Cinematografia frequenta il corso di Scenografia. Il volume di Boccioni “Pittura e scultura futuriste” ispira la sua produzione artistica degli anni’30, crea l’Extra Plastica Futurista Aerodinamica, con le strutture “spiraliche” e “diagonali” in pittura e scultura.

 

Nel 1932 è tra i fondatori del Gruppo Futurista Marchigiano ”Umberto Boccioni, Futuristi nelle Marche”, con Bruno Tano ed altri artisti, Nel 1934 in occasione delle onoranze di G. Leopardi nell’“Esposizione d’arte antica e moderna” a Recanati la sua prima personale di pittura e scultura nello stesso anno. È l’inizio di un intenso ritmo espositivo che vede Monachesi partecipare alle principali manifestazioni del terzo decennio sia in Italia che all’estero. Nel 1937 partecipa all’Esposizione Universale di Parigi” con l’opera “La gran luce”. Nel 1938 espone un’opera di aeropittura”La grande volta” all’Esposizione nell’Art Department della Columbia University di New York e nello stesso anno alla XXI Biennale di Venezia. Nel 1939 espone alla III Quadriennale di Roma, con la presentazione di F.T. Marinetti., Dopo l’esperienza futurista proietta la sua ricerca nella elaborazione di una poetica figurativa attraverso larghi piani cromatici e sintetiche profilature che caratterizzano la sua pittura negli anni ’40 e ’50. Sono di questo periodo i temi pittorici più noti di Monachesi, ispirati anche al suo soggiorno a Parigi nel dopoguerra; come le “Parigi” i ”Muri ciechi” i “Fiori” e le “Clownesses”.  Partecipa nel’43 alla IV Quadriennale di Roma. Nel’45 sempre a Roma insieme a De Chirico e Mafai espone alla galleria San Bernardo,. Partecipa nel 1946 alla mostra del gruppo neocubista, ”Corpora ”, Fazzini, Guttuso Monachesi Turcato” alla galleria del Secolo di Roma

Nel ’50 partecipa alla XXV Biennale di Venezia, mentre viene presentata a Parigi alla galleria Silvagni la seconda personale “Le nouvelles Peintures de Monachesi”. nel 1951 è presente alla VI Quadriennale di Roma. È ancora presente alle Biennali di Venezia del 1954 e del 1956. Nel 1952 vince il premio del presidente della repubblica al Premio Michetti a Francavilla a mare [1]. Nel 1954 vince il Premio Michetti .

Monachesi sempre interessato alla ricerca, disponibile a nuove avventure estetiche e ispirato dai nuovi materiali plastici realizza negli anni ’60 le sculture in gommapiuma ed in polimetilmetacrilato. In sintonia con queste nuove scoperte sulla materia e sulla energia attraverso, anche, la conquista dello spazio e lo sconvolgimento dell’agravitazionalità fonda nel 1964 il movimento “Agravitazionale” e stila il I Manifesto Agra’. Un movimento in cui l’utopia diventa credibile espressione estetica e si concretizza nella levità delle forme con le opere in “Evelpiuma”.

Attraverso la scultura in Evelpiuma “Legare e sciogliere” Monachesi crea“L’extra Plastica Agra ”dell’epoca Agravitazionale” Questa innovativa esperienza è documentata da importanti e numerose mostre, come: le opere in Evelpiuma che furono esposte nel 1965alla Triennale dell’Adriatico (Civitanova Marche Palazzo delle Esposizioni) e a Roma alla Galleria “l’Astrolabio”. Nel 1969 espone le sue opere in perspex a Caorle nella Rassegna”Nuovi Materiali e Nuove Tecniche”, e alla Biennale Internazionale d’Arte di Lignano in” Avanguardia di Monachesi 1930-.1969” (sculture di perspex).1977 Siena Palazzo Patrizi “Un fatto nuovo” mostra antologica di Monachesi, nello stesso anno Jesolo “L’evelpiuma e l’universo Agrà di Monachesi” mostra e convegno “Legare e sciogliere” con Franco Basaglia1979 Parigi, Cappella della Sorbona “Legare e sciogliere ”L’universo Agrà di Monachesi “ Negli ultimi anni, sempre attivo e pieno di curiosità per il futuro, continua la sua ricerca di scultore e pittore nella definizione di nuovi orizzonti per l’arte.

Da un Evelpiuma (1970)

Dal 1960 è docente alla cattedra di Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Roma. La sua lunga carriera artistica è testimoniata da importanti ed approfonditi contributi critici sulla sua opera e da numerose mostre in Italia e all’estero. Dopo la sua morte, avvenuta a Roma nel 1991, numerose esposizione sono state allestite oltre che in Italia in sedi internazionali. Roma Palazzo delle esposizioni, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Milano Museo della Permanente, Parigi Centre Georges Pompidou, Londra, Barcellona, Monaco, New York Galleria Del Re, WashingtonD. C, Ottawa, Tokio

 

Dal 2001 le sue opere sono presenti a Roma al Ministero degli Affari Esteri nella collezione “Artisti Italiani del XX Secolo Alla Farnesina” a cura di Maurizio Calvesi, e sempre per l’iniziativa del Ministero degli Affari Esteri la sua opera è presente nella mostra itinerante” Viaggio nell’arte Italiana 1950-1980-Cento opere della Collezione Farnesina”. a cura di Maurizio Calvesi. nel 2006 Monachesi Perspex ed Evelpiuma1959 1969.Galleria Nazionale d’Arte Moderna Roma, a cura di M.V. Marini Clarelli e M. Gargiulo nel 2008 Lyon Musee des beaux-art de Lyon”Repartir à zéro 1945-1949” comme si la peinture n’avaint jamais existé, sus la direction de E’de Chasey S. Ramond. 2009 maggio/giugno “Monachesi Silenzio Agravitazionale  galleria il Saggiatore, Primaverile Argam Roma nel 2010 nell’anniversario dai cento anni dalla nascita Il museo Fondazion Roma Museo gli dedica una importante antologica “ Monachesi” a cura di S. Papetti. Luce Monachesi e Donatella Monachesi, con cento opere più rappresentative del suo percorso artistico.

 

Alcune importanti opere sono presenti nella collezione privata dell’artista e pittore Lombardi Simone conosciuto col nome d’arte ” locos”, personaggio pubblico, Presidente di AEDPD, Associazione Europea Diritti Persone Disabili.

 

Sante Monachesi, nel 1939 sposa l’artista Giselda Parisella (1916-1991) ed hanno due figlie Luce e Donatella

 

Del suo lavoro hanno scritto molti critici e intellettuali tra i quali Filippo Tommaso Marinetti,Antonio Marasco, Palma Bucarelli, Giorgio de Marchis,Giulio Carlo Argan, Giorgio Bassani, Cesare Vivaldi, Giuseppe Marotta, Aldo Palazzesi, Giuseppe Marchiori, Elverio Maurizi, Franco Passoni, Emilio Villa, Franco Cagnetta,

 

 

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Rotella Mimmo

Rotella Mimmo

Giugno, 2011

Biografia di Rotella Mimmo

Artista dalla multiforme personalità e dalle concezioni visive intense e sempre allineate ad un gusto avanguardistico (poco compiaciuto della ricerca commerciale, malgrado i soggetti rappresentati), Mimmo Rotella nasce a Catanzaro il 7 ottobre 1918 e, conseguita la maturità artistica presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, si stabilisce a Roma nel 1945. La prima fase della sua attività è caratterizzata dalla sperimentazione di stili pittorici diversi che lo porterà a rivoluzionare i linguaggi artistici del dopoguerra. Nel 1951 allestisce la prima mostra personale alla Galleria Chiurazzi di Roma, che ottiene ampia risonanza. Il suo nome comincia dunque a suscitare notevole interesse tanto che nello stesso anno gli viene assegnata una borsa di studio dalla Fulbright Foundation. Può così permettersi di frequentare la prestigiosa Università di Kansas City, un traguardo lontano per un ragazzo cresciuto nel meridione italiano più profondo. Rotella ricambia l’istituzione con la realizzazione di un pannello murale nella Facoltà di Fisica e con la prima registrazione dei poemi fonetici da lui definiti “epistaltici”. Nel 1952 è invitato dalla Harvard University per una performance di poesia fonetica a Boston e dalla Library of Congress di Washington per la registrazione di alcuni poemi fonetici. Tornato in Italia, dopo una fase di riflessione sui mezzi della pittura e sulla necessit di utilizzare nuovi strumenti, inventa la tecnica del decollage, caratterizzata dallo strappo di manifesti pubblicitari affissi nelle strade i cui frammenti, siano essi il recto o il verso, sono incollati sulla tela. Esempi memorabili di questa fase sono “Un poco in su”, “Collage”, entrambi del 1954. Dal 1958 abbandona gradualmente le composizioni puramente astratte per realizzare decollage con immagini chiaramente leggibili. Questa tendenza culmina nella serie “Cinecittà'”, realizzata nel 1962 (che comprende “Eroi in galera”, “Tre minuti di tempo”) e in quella dedicata alle stelle del cinema e a personaggi famosi (“Assalto della notte”, 1962; “Marilyn calda”, 1963 e così via). Sono degli anni ’60 e seguendo i lavori dedicati alle affiches del cinema mondiale con i volti dei grandi miti di Hollywood. Nel 1961 aderisce, su invito del critico Pierre Restany, al gruppo dei Nouveaux Realistes, nel cui ambito già Raymond Hains, Jacques Mahè de la Villeglè, Francois Dufrene utilizzavano i manifesti pubblicitari con procedimenti analoghi a suoi. Trasferitosi a Parigi nel 1964 lavora ancora sulla definizione di una nuova tecnica, la Mec Art, con cui realizza opere servendosi di procedimenti meccanici su tele emulsionate. I primi lavori di questo genere sono esposti alla Galleria J di Parigi (1965). Continua la sperimentazione con la serie degli Artypo, prove di stampa tipografiche scelte e incollate liberamente sulla tela. Nel 1972 pubblica per la Casa Editrice Sugar il volume autobiografico “Autorotella” esibendosi, in occasione della presentazione del libro al Circolo Culturale Formentini di Milano, in una performance con i suoi poemi fonetici. E’ del 1975 la serie “Plastiforme” che espone alla Galleria Plura di Milano; nello stesso anno pubblica anche il primo disco LP italiano di Poemi Fonetici 1949/75 con presentazione di Alfredo Todisco. Gli anni ’70 sono segnati da frequenti viaggi in USA, India, Nepal, per stabilirsi definitivamente a Milano nel 1980. Appartengono agli inizi degli anni ’80 le “Coperture”, manifesti pubblicitari ricoperti da fogli che occultano l’immagine sottostante, presentati allo Studio Marconi di Milano ed alla Galleria Denis Rene’ di Parigi (1981). Torna alla pittura alla metà del decennio con il ciclo “Cinecittà 2” in cui riprende il tema del cinema affrontato in tele di grandi dimensioni e con la serie “Sovrapitture” su decollage e su lamiera: questi interventi pittorici su manifesti lacerati e incollati su pannelli metallici caratterizzano la stagione più recente dell’artista. Oltre che alle principali mostre dei Nouveaux Realistes e a più di cento esposizioni personali in Italia e all’estero, l’artista ha partecipato ad importanti rassegne nazionali ed internazionali fra cui:

– The Art of Assemblage (New York, Museum of Modern Art, 1961)

– Oltre l’Informale (IV Biennale Internazionale d’Arte di San Marino, 1963)

– Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/70 (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1970)

– Linee della ricerca artistica in Italia 1960/1980 (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1981)

– Arte Italiana contemporanea (Londra, Hayward Gallery, 1982)

– Arte Italiana del XX secolo (Londra, Royal Academy of Arts, 1989)

– The Italian Metamorphosis 1943-1968 (New York, Solomon R. Guggenheim Museum, 1994)

– Art and film since 1945. Hall of Mirrors (Los Angeles, Museum of Contemporary Art, 1996)

Mimmo Rotella muore a Milano il 9 gennaio 2006.

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Piazza Vincenzo

 

 

 

Biografia

La formazione

Nasce a Catania il 30 marzo 1959 e cresce a Niscemi dove compie un percorso scolastico regolare fino al diploma di Maturità Scientifica. Si accosta alla pittura da adolescente e dopo un periodo di inattività ritrova l’interesse nei primi anni ottanta del Novecento privilegiando l’esercizio del disegno. Nel 1977 si trasferisce a Palermo dove studia Architettura e dopo la laurea, conseguita nel 1983, frequenta i corsi di calcografia e litografia organizzati dall’Accademia Raffaello di Urbino.

L’attività artistica

L’inizio dell’attività artistica è segnato dall’interesse per le tecniche dell’incisione che inizia a praticare, durante un soggiorno a Nettuno, nel 1985 anno a cui risale la prima delle numerose mostre in varie città italiane ed estere. I suoi esordi sono caratterizzati dalla rappresentazione grafica di reperti archeologici, elementi vegetali e strutture architettoniche che indagano il rapporto natura/artificio attraverso piccole deviazioni di senso. Significativa la realizzazione di Ex libris e l’attività di illustratore per copertine di libri ed edizioni d’arte con, tra gli altri, testi di Franz Kafka, Costantino Kavafis, Lazzaro Spallanzani, Carlo Muscetta. Dopo un lungo periodo in cui ha privilegiato l’espressione in bianco e nero del disegno e dell’incisione, a quarant’anni riscopre il senso del colore prediligendo la tecnica del pastello cretoso e riprendendo anche a dipingere. È presente in collezioni pubbliche, nel 2010 alcune sue acqueforti sono state acquisite dal gabinetto delle stampe e dei disegni della Pinacoteca Albertina di Vienna e nel 2014 una selezione di ex libris e plaquettes è entrata a far parte della collezione del “Kunstmuseum & Exlibrissamling” di Frederikshavn (Danimarca).

Lo stile e le tematiche

Figurativo tradizionale i suoi temi sono interni domestici, paesaggi e cose nel paesaggio che cristallizzano uno strenuo senso di mistero raggelato in uno stile classico: da paesaggi in una luce mediterranea a soggetti fantastici vagamente surreali. L’adozione di prospettive sghembe è l’unica concessione ad una deformazione del reale che viene proposto secondo una iconicità assoluta. I disegni, le incisioni e i dipinti sono sempre tessuti in tutti gli spazi e l’impassibilità descrittiva ritrova una impareggiabile sostanza poetica.

«… vortici di luminosità, cieli stellati, elementi simbolici e solitarie presenze di animali (per lo più gatti) paiono immersi – spesso sospesi – in silenziose atmosfere di sogno. Le vaste ambientazioni paesaggistiche sono illuminate da bagliori infuocati, da stelle, dalla luna o arcobaleni o lingue di fuoco che investono maestosi alberi; gli stessi interni, insofferenti della limitatezza spaziale, paiono esplodere verso l’esterno, investiti da potenti fonti luminose penetranti attraverso finestre o porte spalancate. Nei fogli di Piazza, realizzati talvolta in desueti formati, rarissime sono le presenze viventi (un uomo di spalle, un’ombra, qualche gatto), mentre compaiono con frequenza libri, pagine sciolte fittamente scritte e lettere dell’alfabeto; valenza simbolica pare inoltre assumere l’elemento marino con le sue numerose imbarcazioni.

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Cangemi Andrea

Brevi note biografiche

 

Andrea Cangemi nasce a S. Lorenzo a Merse, piccolissimo paese della campagna senese nel comune di Monticiano, nel 1951.

Non ha ancora compiuto due anni quando la famiglia si trasferisce a S. Maria Nuova nelle Marche dove suo padre è medico condotto.

Dopo il liceo scientifico cambia completamente indirizzo iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti diplomandosi in pittura.

Si avvicina all’incisione e ne approfondisce lo conoscenza con Walter Piacesi e Renzo Vespignani. Particolarmente importante, per quanto riguarda l’attività di incisore è lo collaborazione con l’edi­tore Raffaele Bandini.

Vive ed opera a Jesi.

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Arde Gianni

Gianni Arde (1937-2007), nasce a Seregno, a pochi chilometri da Milano (Arde è la riduzione d’arte del cognome anagrafico Ardemagni).

Il suo interesse per l’arte inizia negli anni cinquanta.

Da allora la sua attività si svilupperà nel campo della pittura, della scultura, dell’incisione, della grafica e della fotografia.

Giovanissimo apprende le prime nozioni artistiche nella bottega del padre, artigiano del marmo. Qui ha l’occasione di conoscere lo scultore Giacomo Manzù da cui riceverà ispirazione per intraprendere i suoi studi artistici che in seguito effettuerà alle Accademie Cimabue e Brera. Le frequentazioni di A. Carpi e C. Carrà, S. Monfrini costelleranno la sua formazione artistica. Sempre da giovane lavora come scultore a Monza e successivamente a Massa Carrara, in Versilia, avvicinando e lavorando come assistente di artisti di fama internazionale. La familiarità con il marmo assurge questo elemento a materia d’elezione per la sua espressione scultorea. Sin dagli esordi giovanili intraprende professionalmente, con sguardo comparato, un’attenta ricerca espressiva sia nella pittura sia nella fotografia così come nella grafica e nell’incisione.

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Valentini Walter

  

Walter Valentini è nato a Pergola (Pesaro) nel 1928. Tra il 1947 e il 1948 è alunno a Roma e nel 1949 a Milano della Scuola Rinascita. Nel 1950 lascia la Lombardia per Urbino, dove ri­siede sino al 1955 e frequenta l’Istituto di Bel­le Arti (Scuola del Libro). È qui che scopre l’arte incisoria. Qui viene anche in contatto con la cultura rinascimentale di cui la città marchigiana, conserva fondamentali testimo­nianze che lasceranno tracce profonde sulla sua futura attività.

In quegli anni Valentini si dedica prevalente­mente alla ricerca in campo grafico e inciso­rio, partecipando anche ad alcune rassegne specializzate (Venezia, I Biennale dell’incisio­ne italiana contemporanea, Opera Bevilac­qua La Masa, 1955). Lascia Urbino, terminati

gli studi, per tornare a Milano dove da allora sempre risiede. A Milano svolge attività pro­fessionale nella grafica, tuttavia non trascu­rando la pittura, cui anzi si applica con pro­gressiva attenzione. Non mancano peraltro anche le esposizioni personali e collettive, che nel 1974 culminano nella personale alla Gal­leria Vinciana di Milano, presentata da Gui­do Ballo.

A quell’impegnativo incontro con il pubblico ne seguono molti altri, attraverso cui si mani­festa lo sviluppo del linguaggio dell’artista, sia nella pittura sia nell’incisione. E un uni­verso geometrico che lo affascina, carico di ri­sonanze che fanno pensare ad echi della Me­tafisica dechirichiana.

E sono appunto questi aspetti più propria­mente formali che Valentini precisa negli anni Settanta, anche dal punto di vista tecni­co, in un fertile interferire di esperienze calcografiche e pittoriche, con caratterizzante attenzione, oltre che ai processi esecutivi e ai materiali, alla determinazione dello spazio, con le implicite, necessario valenze temporali. Lungo una via che alla fine del decennio, in opere ormai dominate dal bianco, lo porta a una asciutta concisione, esplicata anche nelle ampie dimensioni dell’intervento ambientale, e che approderà negli anni ottanta ai risultati ormai definitivi delle Stanze del tempo e del Muro del tempo, che trovano nuovo svilup­po nella serie dedicata alla Città del Sole e re­centemente nelle grandi tavole del nuovo ci­clo Le misure, il ciclo.

Frequenti ormai le partecipazioni espositive, anche fuori d’Italia, mentre si infittiscono i contributi critici sul suo lavoro e i riconosci­menti, ancora in Italia e fuori.

Nel 1979 l’Università del Massachusetts di Boston lo invita ad un seminario nell’ambito di una mostra di artisti italiani “Birt or thè Work”. Nel 1982 ottiene il primo premio nel­la Biennale internazionale di Ibiza e di Listowel. Nel 1984 gli viene assegnato i1 Grand Prix della X Biennale Internazionale di grafica di Cracovia, che nel 1986 gli organizza una mostra personale antologica a Cracovia e a Torun.

Nel 1988 per l’Assessorato alla Cultura del Comune di Chiaravalle, in provincia di Anco­na, realizza una installazione nella sala dei monaci dell’Abbazia di S. Maria in Castagno­la.

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Ri­mini programma per l’estate del 1989, una mostra antologica della sua opera grafica e pittorica nel Palazzo dell’Arengo della città di Rimini.

Sempre nel 1989 è invitato a prendere parte a Lubiana, con una sala personale, alla XVIII Biennale Internazionale di Grafica.

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Cascella Tommaso

   

TOMMASO CASCELLA

nasce a Roma il 10 luglio del 1951, dove vive e lavora.

La sua prima mostra personale è allestita nel 1985 alla Galleria di Luigi De Ambrogi a Milano. In seguito allestisce la sua prima mostra di scultura a Roma, e partecipa nel 1992 alla XXI Biennale di Gubbio. Nel 1995 viene nominato Accademico per la scultura all’Accademia di San Luca, e una sua opera in bronzo viene collocata nel quartiere Tachikawa City di Tokyo. E’ presente con la scultura Cielo alla XII Quadriennale di Roma, e al Kaohsiung Museum of Fine Arts di Taiwan con una selezione di opere grafiche. Dal 1997 al 2003 è protagonista di tre mostre retrospettive: a Ischia, al Palazzo dei Priori di Certaldo, e al Palazzo Orsini di Bomarzo. Negli stessi anni si susseguono numerose esposizioni personali in molte regioni d’Italia e all’estero: Svizzera, Germania, Slovacchia, Giappone.

Tra le mostre personali recenti:

nel 2007, Ascolto con le mani, Galleria Eventi9, Torino; Voglio essere giorno, Museo Archeologico, Amelia. Nel 2006, Rossso, Galleria Rosso22, Roma; Teatro, Galleria Giulia, Roma; Libri, collages e un armadio, Centro culturale “Bibliothè”, Roma; Piazza delle erbe, Galleria Les Chances de l’Art, Bolzano; Il caso e l’anima, Galleria Spirale Arte, Monza; Il linguaggio dell’iride, Chiostro di Sant’Agostino, Pietrasanta (MS). Nel 2005, Centro del centro, Campo Galleria, Avigliana (TO); Galleggiare sui linguaggi, Centro Studi Artetrentatre, Avellino; Galleggiare sui linguaggi, Franca Pezzoli Arte Contemporanea, Clusone. Nel 2004, Calendiario, Palazzo Crispi, Napoli; Capricorno Gallery, Capri (NA); Al margine dell’acqua, Centro d’arte La Bussola, Cosenza; Ombra dell’ombra, Galleria Spirale, Verona; Nel rovescio del reale, Galleria Marchetti, Roma. Nel 2003, Galleria Leupi, Ascona, Svizzera; Sculture, Castello di Graffignano, Viterbo; Galleria 13, Reggio Emilia; Rosssso, Galleria SpiraleArte, Pietrasanta; 1+1=1, Palazzo Orsini, Bomarzo (VT); Dipinti e sculture; Westend Galerie, Frankfurt A.M.; Galleria Orie, Tokyo.

Sue opere sono esposte nei Musei:
Kaohsiung Museum of Fine Arts, Taiwan.
Galleria Civica di Modena, Modena.
Civica Raccolta del Disegno di Salò – Museo d’Arte di Salò, Brescia.
National Museum of Slovenia, Ljubljana.
Civica Collezione di Scultura – Tachikawa City, Tokyo.
Pinacoteca Comunale di Ravenna.
Galleria Civica di Cento, Cento, Ferrara.
Museo della Xilografia, Carpi, Modena.
Museo Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma.
Danubiana Meulensteen Art Museum, Bratislava.
Il Museo e la Città, Potenza.

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Tulli Wladimiro

Wladimiro Tulli
Macerata 4 settembre 1922 –  28 febbraio 2003

Ha iniziato la sua attività nel 1938 con il pittore Bruno

Tano, continuando la propria ricerca con Enrico Prampolini che aveva incontrato nel 1940 e successivamente, dal 1948, con Osvaldo Licini, che aveva conosciuto nel 1942. Nel 1939 primo incontro con F. T. Marinetti. Nel 1942 conobbe Giacomo Balia e Fortunato Depero e, nel 1943, Gino Severini, Mario Radice e Ivo Pannaggi. Dal 1938 al 1943 fece parte del Gruppo Boccioni di Macerata.

Dalla fine della guerra, ha affrontato in termini del tutto personali una singolare investigazione nel campo dell’astrazione, in cui libertà espressiva e felicità dell’invenzione cromatica sono accompagnate da un forte e stimolante interesse materico, precisando liricamente le sue esperienze non figurative e stabilendo contatti e rapporti, non soltanto personali, con le personalità artistiche più importanti dei principali movimenti astratto-concreti, astratto-spaziali, astratto-informali italiani ed europei fra i quali il MAC di Milano, il Gruppo A di Pesaro, l’àge d’Or e Forma 1 di Roma, l’astrattismo fiorentino, l’Art Club International e la Fondazione Origine di Roma, ecc.
Ha conosciuto nel 1949 Alberto Burri, con il quale ha poi sempre mantenuto un lungo e fraterno rapporto di solidarietà e amicizia. Dal 1953 ha fatto parte del Gruppo Numero di Firenze in tutte le sue manifestazioni in Italia e all’estero (Firenze, Pisa, Zurigo, Napoli, Milano, Ostenda, Venezia, Roma, Damasco, Prato, Taipej, Frederikshavn, Aarus, Parigi, Genova).

Ha fatto parte attiva del Gruppo Éclats di Parigi. Fondatore nel 1962 del Gruppo Levante di Macerata.
Ha realizzato affreschi, decorazioni, plastiche murali e graffiti a Macerata, Pesaro, Bologna, Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto, Rimini, Teramo, Fano, Urbino, Matelica, Castelraimondo, Porto San Giorgio (Sede della Cassa di Risparmio di Fermo). Ha pubblicato “Carla viaggia” (1968 ed. Foglio OG., Macerata); “Neve, neve” (1976 ed. Nuova Foglio, Pollenza MC); “I miei poeti” (Laser Edizioni, Verona); “Aeroplano Ciao!” (Finis terrae edizioni, Civitanova Marche MC); “Cavalli adriatici” (edizioni Museo Storico del Tronto e Finis terrae, Civitanova Marche MC).Ha eseguito illustrazioni di vari volumi e bozzetti di scenografie teatrali.

Negli anni Ottanta e Novanta ha accentuato la sua esperienza astratta, attraverso una ricerca lirica, serrata e profonda, con assonanze surreali e venature di grande allusività e ironia. Riprese le file per un nuovo impegno nel campo della ceramica e soprattutto della scultura, nella quale ritornano motivi giovanili, con apporti plastici di viva attualità e di grande suggestione (Palazzo di Giustizia a Macerata e Monumento alla Resistenza a Civitanova Marche), si è impegnato, inoltre, in una nuova serie di dipinti di grande formato. Ha continuato ad essere presente, costantemente, nelle più prestigiose rassegne d’arte, non soltanto in Italia. Nell’ultimo decennio si sono susseguite numerose mostre personali: importanti, tra le altre, quelle svoltesi a Roma, Vienna, Parigi.

 

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Pannaggi Ivo

 

  • Ivo Pannaggi
    Macerata 1901 – Macerata 1981 Architetto, artista eclettico, scrive nel 1922 ” Il Manifesto Dell’Arte Meccanica Futurista” , con Vinicio Palladini e con la supervisione di Filippo Tommaso Marinetti (che aveva già firmato il Primo Manifesto Futurista nel 1909).
    Protagonista dell’arte meccanica del Secondo Futurismo, realizza nel 1926 l’arredo di casa Zampini ad Esanatoglia (Matelica), quattro ambienti la cui definizione formale era caratterizzata prediligendo la funzione psicologica rispetto alle funzioni d’uso.
    Si iscrive, in due occasioni, alla Scuola di Architettura, prima a Roma e successivamente a Firenze, pur non laureandosi.
    Lavora attivamente come scenografo e progetta costumi meccanici.
    Negli anni 1926/27 espone i suoi lavori al Brooklyn Museum of New York.Particolarmente vicino – anche ideologicamente – alle avanguardie comuniste sovietiche (Malevic, El Lissitskij) all’inizio degli anni ’30 abbandona di fatto il movimento futurista, trasferendosi prima in Germania – ove frequenta il Bauhaus fino alla sua chiusura voluta da Hitler nel 1933 – e poi lavora in Norvegia ove dal 1949 al 1960 realizza, come architetto per lo stato norvegese, Villa Rund, Villa Olsen e Villa Feinberg. Tornato a Macerata, trasforma con ironia anche la sua vita privata in arte, giungendo persino ad inviare il suo annuncio mortuario alla rivista romana “Futurismo Oggi”. Il testamento spirituale di Pannaggi recita:”IP:Pannaggimateriamorta, Pannaggiarteviva, VivaPannaggi!”. Muore nel 1981.
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Bellucci Sirio

All’età di 14 anni si trasferì a Fabriano, dove fece il cameriere presso la famiglia di un medico chirurgo.

Poi il trasferimento a Roma, dove fece il garzone in una drogheria, dopo poco però tornò a casa per poi trasferirsi presso Cerveteri.

Nel 1943 venne chiamato in guerra, in Sicilia, ma tornò a casa prima del previsto, riuscendo ad evitare l’accusa di diserzione.

Dopo il conflitto entrò in Polizia e lavorò prima a Savona, poi a Genova.

Proprio nel capoluogo ligure Bellucci iniziò a frequentare negozi di corniciai che esponevano e vendevano lavori di alcuni pittori dilettanti.Si è dedicato all’arte concettuale e successivamente alla pittura simbolista ed espressionista.

Ha esposto a MacerataRomaBariAnconaGubbioTolentinoFabriano e Matelica.

Nel 1975 la rivista Flash Arte gli dedicò la copertina a colori.

Tre suoi dipinti sono stati acquisiti dalla Pinacoteca comunale di Macerata[3].

Nel 1954 si sposò ed ebbe due figlie. Pochi anni dopo ottenne il trasferimento da Genova a Macerata.

All’età di 49 anni abbandonò la Polizia.

È morto all’età di 89 anni, il 29 settembre 2013 a Macerata.