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Pizzicori Enrica

Biografie

Vedi opere

Enrica, nasce a Prato nel 1976. Ha vissuto a Brema (D) dove ha lavorato come aiuto restauratrice presso il “Focke Museum”. Ha studiato affresco presso la scuola “L.Tintori” di Prato, decorazione all’Accademia di Belle Arti di Carrara e Pittura alla “Facultad de Bellas Artes” di Salamanca (E). Ha frequentato i corsi di illustrazione di Sarmede (TV) condotti da A. Cimatoribus, S. Junakovjic, e da Linda Wolfsgruber; e quelli di Macerata condotti da V. Kostantinov. Ha ferquentato i corsi di formazione per operatori di Artebambini. Dal 2000 si occupa di Illustrazione infantile e di pittura a carattere illustraztivo. Ha collaborato per la pubblicazione di libri con Edizoni Clandestine, Edizioni Campanila , Edizioni Eldec,Edizoni Edigiò, Prospettiva Creativa. Nel 2002 ha fondato l’Associazione culturale “Nouvelle Lune” con la quale porta spettacoli di teatro di strada e teatro ragazzi nelle piazze italiane ed estere.

Testo Critico

Enrica Pizzicori ha occhi vivi; di quelli nei quali ti puoi perdere mentre l’ascolti raccontare del suo lavoro, delle sue idee, dei suoi sogni. Sono occhi di cui c’è bisogno. Il suo è un lavoro delicato. Disegni, quadri e illustrazioni si alternano nella magia dei racconti che ci regala. Fate, giocolieri, fantasia sognante di un mondo che non esiste; sogno concreto di un mondo che vorremmo, anche nella nostra piccola quotidianità. L’invasione di un immaginario che evoca l’iconografia dell’infanzia, o comunque di un mondo “altro”, che ci invita a recuperare nell’intimità delle nostre pulsioni la dimensione del gioco, del sogno e della purezza delle emozioni. La forza leggera di un sorriso o del desiderio di evadere da una quotidianità consunta, anche solo per un attimo. E poi, l’ amore; struggente, malinconico, vivo nella sua drammatica rappresentazione della semplicità del reale. Gli innamorati di Enrica prendono forma oltre i segni del suo pennello, oltre i tenui colori che li rappresentano. Vivono nell’immagine che ognuno di noi ha dentro, quella della felicità assoluta che soltanto poche volte l’amore riesce a regalare ma anche quella del dramma, anche questo assoluto, dell’abbandono e della perdita. Sono gli innamorati che ognuno di noi è stato, nella pulsione continua della ricerca della felicità o della consapevolezza di averla trovata. Gli innamorati che ballano una musica che hanno dentro, che cantano le note dello stupore, che non contengono la forza del sorriso. Gli innamorati che piangono tutte le lacrime che hanno quando soffrono, chiudendo il mondo fuori di loro per affogare nella malinconia che solo l’amore fa vivere e nel ricordo, quello dolce, immenso, totale che soltanto il sentimento riesce a creare. Enrica trasmette tutta l’energia che ha attraverso segni che richiamano la gestualità infantile ma li fa vivere di sentimento e di ricordi mai sopiti. Enrica trasmette l’empatia delle emozioni. E’ facile perdersi dentro le opere di Enrica: è facile perché toccano le corde più vive della nostra emotività. Ci ritroviamo improvvisamente in una dimensione da fiaba, circondati da colori od immagini che ci sembrano facili da gestire ma che toccano le corde vive dell’emotività e dei sentimenti; ci proiettano in una dimensione senza tempo e senza steccati. Libero sfogo alla fantasia recondita dentro ognuno di noi, libero sfogo ai sogni e perché no, libero sfogo ai sentimenti. Quegli innamorati sono li a ricordarci con tutta la loro forza struggente quanto ogni momento vada vissuto con piena intensità; quanto ogni momento sia unico e irripetibile. Il resto è ricordo; intenso, intimo e personale. Infinito.

Andrea Zanetti

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HUYNH DUY

Le pitture acriliche poetiche e contemplative dell’artista vietnamita Duy Huynh riflettono simbolicamente spostamento geografico e culturale. Traendo ispirazione da una varietà di narratori in formati che spazia dalla musica e dai film alle antiche avventure di folclore e fumetti, Duy crea il suo narrativa della condizione umana. Nei suoi dipinti, personaggi eterei mantengono un sereno, precario equilibrio, spesso in un ambiente surreale o onirico.

Con le sue figure, Duy esplora il movimento insieme a emozione per ritrarre non solo la bellezza della forma umana, ma anche il trionfo dell’umano spirito.

Le immagini che ricorrono, come barche, treni, valigie e qualsiasi cosa con la capacità di volo, riguardano viaggio, sia fisico che spirituale.

Il suo lavoro crea uno stato d’animo per lo spettatore da esplorare.

Passo del viaggio una storia è creata, un’emozione viene rivelata e al ritorno da questo viaggio, un senso di qualcosa guadagnato si fa sentire. Mentre gran parte del lavoro di Duy è profondamente personale, i suoi tempi intelligenti e spesso l’uso umoristico del simbolismo e del gioco di parole invita lo spettatore a creare la propria trama.

L’interesse di Duy per l’arte è iniziato poco dopo il suo arrivo negli Stati Uniti nei primi anni ottanta.

Dopo la laurea da UNC Charlotte con una laurea in pittura e illustrazione, ha iniziato a dipingere murales e mostrando il suo lavoro in ristoranti, caffetterie, bar e luoghi di musica.

Ha anche esplorato l’aspetto della performance della pittura, spesso collaborando con musicisti e ballerini per creare opere d’arte di fronte a un pubblico.

Le risposte positive sono presto arrivate come diverse le gallerie di tutto il paese cominciarono a rappresentare Duy. Nel 2008, Duy e la compagna Sandy Snead hanno aperto Lark & ​​Key Gallery e Boutique a Charlotte, NC. La galleria mostra il lavoro di Duy e un numero di altri artisti, ceramisti e artigiani di gioielli di tutto il paese.

Duy Huynh è pronunciato “yee wun”.

 

Vietnamese-born artist Duy Huynh’s poetic and contemplative acrylic paintings symbolically reflect geographical and cultural displacement.

Drawing inspiration from a variety of storytellers in formats that range from music and movies to ancient folklore and comic book adventures, Duy creates his own narratives of the human condition. In his paintings, ethereal characters maintain a serene, precarious balance, often in a surreal or dreamlike setting. With his figures, Duy explores motion along with emotion in order to portray not just the beauty of the human form, but also the triumph of the human spirit. Images that recur, such as boats, trains, suitcases, and anything with the ability of flight, relate to travel, whether physical or spiritual.

His work creates a mood for the viewer to explore, and with each step of the journey a story is created, an emotion is revealed, and upon return from this journey, a sense of something gained is felt. While much of Duy’s work is deeply personal, his clever and often times humorous use of symbolism and wordplay invites the viewer to create their own storyline.

Duy’s interest in art began shortly after his arrival to the States in the early eighties. After graduating from UNC Charlotte with a degree in painting and illustration, he began painting murals and showing his work in restaurants, coffee shops, bars, and music venues. He also explored the performance aspect of painting, often times collaborating with musicians and dancers to create works of art in front of an audience.

Positive feedback soon came as several galleries around the country began to represent Duy. In 2008, Duy and partner Sandy Snead opened Lark & Key Gallery and Boutique in Charlotte, NC. The gallery showcases Duy’s work as well as a number of other artists, potters, and jewelry artisans from around the country

Duy Huynh is pronounced “yee wun.”

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Di Nenno Danilo

L’artista Danilo Di Nenno è nato a Lanciano nel 1978 dove vive e lavora.

Autodidatta, inizia il suo percorso artistico nel 1999 partecipando su invito a Fiere d’arte contemporanee, rassegne, collettive, personali in Italia e all’estero, ricevendo numerosi premi e riconoscimenti dalla critica.

Nel 2010 inaugura nella sua città La Galleria “Di Nenno Spazio Arte”.

Che diventerà presto punto di riferimento per gli appassionati dei suoi paesaggi fabulistici come cita in un testo critico Maurizio Vitiello.

“…Dipingo i cuori, le lune e le stelle, in un tempo che tempo non è…

E mi immergo, in luoghi dove l’Amore prende il Volo…”

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Del Mastio Giulia

Sono nata con la fantasia che mi scalpitava nella mente, non conoscevo ancora il mondo dell’illustrazione e non sapevo ancora dove mi avrebbe portato questo mio piccolo difetto, ma era chiaro per tutti che sarei cresciuta con la testa tra le nuvole.

Ho vissuto avventure straordinarie: ho conosciuto i bizzarri e i cinici personaggi di Roal Dahl, mi sono rintanata e persa più e più volte nei boschi di Beatrix Potter e ho passato interi pomeriggi a inseguire un insolito e logorroico coniglio bianco.

Inventavo storie, immaginavo mondi fantastici, osservavo e disegnavo.

Nel 2004, mi sono diplomata all’Istituto d’Arte di Siena per poi laurearmi in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Nel frattempo la mia fantasia cominciava ad essere ingestibile.

Dopo alcuni anni di lavori improbabili, dopo mille peripezie e impacciati salti mortali, sono arrivata a fare della mia passione, un lavoro.

Io sono Giulia,

sono un’illustratrice,

questo è il mio mondo e questa è la mia arte….

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Biuso Tiziana

Mi chiamo Tiziana, sono nata a Roma nel ‘72 e da quando ho memoria creo: su carta, ceramica, muri… in fondo ogni superficie può raccontare una storia.

Dopo la maturità artistica ho frequentato un corso di grafica, grazie al quale ho fatto esperienza nel mondo del lavoro, prima in una tipografia, poi in un’agenzia pubblicitaria romana.

La mia grande passione per l’illustrazione e la decorazione mi accompagna da sempre, e mi ha portato ad amare anche il mondo della ceramica.

Per me ogni giorno sporcarmi le mani è pura gioia, la gioia di veder nascere i personaggi delle mie illustrazioni da un panetto di argilla, la gioia di trasmettere la mia passione.

  • Anche questa sono io, questa è la mia attività.
  • Mi piace disegnare
  • Mi piace colorare
  • Mi piace ritagliare ed incollare
  • Mi piacciono i libri per l’infanzia
  • Mi piace una mamma che pasticcia coi bambini
  • Mi piace la morbidezza della carta, la malleabilità della creta e il calore del legno
  • Mi piace osservare il mondo e immaginare forme dietro le forme
  • Mi piacciono i castelli al vento, le lune coi gatti sornioni, i fiori, i cuori, il bianco e nero ed i colori
  • Mi piace modellare forme immaginate
  • Mi piacciono l’acqua e la terra da plasmare, l’aria per asciugare e il fuoco per forgiare
  • Ed infine mi piace sognare con piacere.
  • Tiziana Biuso .

 

 

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Molinari Lara

Lara Molinari, nata a Milano nel 1970, muove giovanissima i primi passi nel mondo del fumetto come cartoonist per la Walt Disney Italia: una collaborazione che ha festeggiato, l’anno scorso, la maggiore età.

Ha all’attivo storie a fumetti e copertine per il settimanale Topolino, illustrazioni per videogiochi Playstation e collaborazioni con Disney Channel, con albi tradotti e pubblicati in ambito europeo.

Nel mondo della grafica pubblicitaria e del design industriale è illustratrice di profumi per Diego dalla Palma e parkaging illustrator per Lindt, nonché ritrattista in trasmissioni televisive. Nel 2005, sull’onda del successo del “Codice da Vinci” di Dan Brown illustra la parodia illustra la parodia “Zio aperone e il Codice “Metsys” per il super album

“Il Papero da Vinci”. Attualmente nel suo studio di Alassio si dedica allo studio di soggetti romantici naif di matrice fumettistica, affiancati da opere di ricerca dal fascino informale.

 

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Crivellaro Lorenzo

Lorenzo Crivellaro

Nasce nel 1961 a Milano e, dopo una breve parentesi alla facoltà di Agraria, prosegue gli studi frequentando lo IED.

Negli anni 80’ le sue esperienze si dividono tra agenzie pubblicitarie e l’attività del padre, che lo avvicina al mondo dell’antiquariato e restauro, frequentando anche corsi di estimatore di arte antica.

Col tempo concentra le sue attenzioni al periodo Art Déco, il cui relativo connubio tra creatività e manualità lo stimolano a realizzazioni di collezioni personali di complementi di arredo.

La sua passione più profonda fin dall’adolescenza rimane però la pittura, che lo accompagna nella sua crescita artistica, spaziando dal figurativo all’astratto, fino a trovare un equilibrio maturato e poi stabilizzato nelle sue opere più recenti.

In quest’ultime, le influenze pop, chiaramente riscontrabili, diventano omaggio alla quotidianità di un passato tranquillizzante e sereno in cui, ad esempio, i personaggi del Carosello, i marchi storici, i prodotti, gli slogan e i fumetti (icone di un consumismo agli albori), riprendono vita, come dolci ricordi mai sopiti di chi allora era bambino, su tele intonacate con stucchi e cementi, l’osservatore è coinvolto quindi in maniera diversa e personale da ogni tela che entra così nel proprio vissuto attraverso un’emozione vera e unica.

Lorenzo Crivellaro espone in diverse gallerie, ha partecipato a mostre ed eventi ed è autore di un’opera pubblica di 50 mq. inaugurata ne, 2013 a San Giuliano Milanese.

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Tecnica di stampa Giclé

LA STAMPA “Giclée”

COSA SIGNIFICA STAMPARE CON TECNICA Giclée

Il termine “Giclée” è apparso nel 1991 negli Stati Uniti ed è stato inventato da Jack Duganne (dello studio Nash Editions) per designare il primo processo di stampa digitale “a getto d’inchiostro”, dedicato alla riproduzione e alla pubblicazione dell’opera d’arte. La prima stampa giclée digitale è stata realizzata nel 1989, con una stampante a getto d’inchiostro Iris 3047 su carta Aquarelle Rag, la stampante era originariamente destinata al mondo della prestampa per produrre prove, grazie alla volontà di Graham Nash (uno dei membri della famosa band americana Crosby, Still, Nash and Young, CSNY), diventando la prima stampante a getto d’inchiostro per la modifica di un lavoro digitale, oggi esposta in un museo americano. Nel 1991 Graham Nash è stato il primo ad inaugurare uno studio di stampa digitale (Edizioni Nash, Los Angeles, USA) dedicato solo all’arte. Un Giclée è una riproduzione individuale, ad alta definizione, stampata su macchinari professionali. I colori sono così più luminosi e insieme alla miscela ad alta definizione ottengono una tonalità continua. La gamma di colori per le illustrazioni in Giclée è inoltre nettamente differente da quella della litografia.

I particolari delle immagini sono più accattivanti, colorati con toni più vivaci e più vibranti. I colori riprodotti sono più luminosi, duraturi e ad alta definizione. Grazie alla loro qualità, le riproduzioni in Giclée si sono affermate tra i nuovi tesori del mondo dell’arte, desiderate da collezionisti per la loro fedeltà e qualità, e spesso esposte in mostra nei musei e nelle gallerie d’arte. Perciò la stampa Giclée ha cambiato radicalmente il processo della riproduzione di opere d’arte, duplicandole in modalità digitale. Consapevole che gli artisti e i collezionisti d’arte pongono molta attenzione alla conservazione delle opere artistiche, la stampa Giclée ha risposto adeguatamente al problema. Grazie al suo inchiostro a pigmenti e ai suoi supporti di alta qualità, non si altera. La stabilità di stampa Giclée è sinonimo di permanenza. La tecnica di stampa Giclée grazie all’elevata qualità delle riproduzioni e la brillantezza dei colori, rispetto alle tecniche di stampa tradizionali, è preferita dagli artisti, gallerie d’arte e musei di tutto il mondo, ma è ancora poco conosciuta e usata in Italia.

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Rota Lisandro

Biografia

Lisandro Rota è nato a Lucca nel 1946. Da autodidatta, inizia l’attività pittorica a partire dal 1969. Partecipa a mostre personali, collettive e premi in varie città italiane, ricevendo sempre consensi più che lusinghieri di critica e di pubblico. Inizialmente attratto dal filone paesaggistico, gradualmente la sua pittura ha sterzato su di un mondo più surreale e inquieto; dai primissimi anni del nuovo millennio Rota approda, con rinnovato slancio creativo, allo stile e ai modi attuali, per una figurazione molto più rasserenante ed ironica, con cui schernire affettuosamente l’uomo e le sue irrinunciabili abitudini. Scrive in proposito Marco Palamidessi: “In quest’arte l’ironia, sdrammatizzazione salvifica e beata, penetra fin dentro ai titoli per farsi dolce schernire delle manie e dei vezzi umani, senza per questo scadere in abusate e trite volgarità”. Molte delle sue opere si trovano in importanti collezioni sparse in tutto il mondo. Vive e lavora nella città natale.

Alcune mostre recenti:

2010 – personale “Evasioni low cost” galleria Fondazione Banca del Monte di lucca – Lucca
2011 – personale “ Breve viaggio nell’ immaginario all inclusive” – Atelir antiquario – Pistoia
2011 – Personale “Arte al Plurale 3” – Palazzo Carli, Sillico di Pieve Fosciana (LU)
2012 – Personale “All’ ultimo momento” Palazzo Comunale, Capannori (LU)

Testo critico 

Quando un curatore d’arte come me, figura diversa dal critico, si trova a dover parlare di un artista incrocia sempre qualche difficoltà. Un po’ perché digiuno delle cognizioni storico artistiche (ahimé) ed un po’ perché, spesso, è costretto dal ruolo che ricopre a dover scrivere due righe di presentazione quasi forzatamente. Questo, però, non è il caso di Lisandro Rota. Non lo è perché della sua pittura mi sono innamorato fin dal primo momento, direi un vero e proprio coupe de foudre e vi assicuro che io non sono tipo da innamoramenti facili, specialmente quando si parla d’arte. In verità sono sempre molto critico e guardingo, forse anche troppo non lo nego, verso molti pittori. Non certo verso la persona in sé per sé, me ne guarderei bene, ma verso la sua pittura. Il mio, comunque, non è un pregiudizio nei confronti di nessuno, è soltanto che, necessariamente e volutamente, faccio delle scelte separando ciò che mi piace da quello che non mi piace. Potrà sembrarvi normale ma, vi assicuro, per molti in questo “mondo artistico”, non è così. C’è una quantità esagerata di pittori, ma non è questo il punto. Chiunque può dipingere, non sarò certo io a proibirlo, ma fin troppi si arrogano il diritto di salire nell’Olimpo dell’arte. Dopo “lei non sa chi sono io!” l’altra perentoria affermazione che mi fa più ridere è “Io sono un artista!”. Andiamoci piano con le parole. Leo Longanesi diceva, e come dargli torto, che “L’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati”. Con questo non voglio erigere Rota ad artista puro ed incontaminato, certo è, però, che lui ha dieci, cento, mille storie da raccontare e riesce anche a farlo con quel suo piglio artistico tutto personale in cui si immedesima con il suo racconto in un tutt’uno che crea sensazioni particolari. È un bimbo – il fanciullino di pascoliana memoria- che trovato il gioco, il lazzo, non vede l’ora di dipingere per comunicare il suo senso ironico, la sua boutade. Il nostro Lisandro ha iniziato a dipingere, da autodidatta, alla fine degli anni sessanta, quasi sommessamente, in punta di piedi, senza rivendicare non so quali autorità e diritti ed ha pian piano trovato un suo percorso, un suo mondo. Dapprima i paesaggi erano i suoi stilemi iconografici, poi la sua pittura è andata sempre più perfezionandosi in tecnica ed in tematica. Oggi, dopo un percorso ultra quarantennale ha trovato nel suo mondo pittorico, direi di post-espressionismo, il suo “capezzolo” , mi si passi il termine, dove attingere nutrimento per la sua arte. Ancor più, però, in quell’espressionismo che diviene un realismo magico, onirico, dove si può dir tutto ed il contrario di tutto, ma dove il pittore fa la differenza. La fa con la tecnica e con l’ironia. Doti queste di cui Rota non manca sicuramente, anzi, in cui trova la sua forza e il suo trampolino. Il sereno universo poetico di Lisandro Rota rientra a pieno titolo nella corrente del realismo fantastico toscano, a suo tempo ben definito da Tommaso Paloscia, che ha anagraficamente il suo caposcuola in Antonio Possenti, anch’egli lucchese come il nostro artista. Di qualche lustro più giovani di Possenti, Luca Alinari e Giuliano Ghelli hanno dato corpo e sostanza ad un filone artistico che successivamente ha avuto in Giampaolo Talani, Francesco Nesi, Alessandro Facchini, Enrico Bandelli, Beppe Francesconi, i giovani Francesco Sammicheli e Simone Cioni ed altri i continuatori di un’interpretazione onirica della nostra terra e dei suoi personaggi. Mentre gli autori dell’entroterra hanno incastonato le loro storie sullo sfondo delle colline toscane (Alinari, Ghelli, Bandelli) o dei frammenti più evidenti del centro storico fiorentino (Facchini, Nesi), quelli che volgono lo sguardo verso la costa tirrenica (Possenti, Talani) hanno avuto come comun denominatore il mare accompagnato dall’inesauribile corollario di simboli che l’accompagna. Lisandro Rota appartiene a questo schieramento, fa parte dei pittori che “sentono” il mare come naturale referente della loro ispirazione artistica. La provincia lucchese, d’altronde, è zona di confine, nel senso più interessante del termine, tra le montagne ed il mare. E Rota ha scelto il mare come suo orizzonte pittorico. Forse per lui il mare può evocare ancor di più, sottolineandolo, il suo mondo ironico. Trattandosi di artisti dalla spiccata personalità – quelli del realismo fantastico toscano – ognuno di loro declina le proprie interpretazioni secondo tecniche, stilemi, estri, fantasie e contenuti del tutto personali e originali. Rota, a differenza di Possenti e Talani, ha nella figura femminile il suo contraltare. Le sue donne sovrabbondanti sembrano uscite dal ricco universo felliniano per il taglio caricaturale (tanto caro al regista di Rimini) , come ricorda Marco Palamidessi in un suo testo, con cui l’artista definisce le sagome e le psicologie evidenziate con sottolineature sarcastiche e paradossali. Sono emblematici, al riguardo, due quadri: una Leda col cigno e un’Eva con serpente al guinzaglio. Ma per quasi tutti i suoi dipinti, non è difficile evocare queste riflessioni. È inutile non riconoscerlo, Rota è un poeta della pittura. Ma non basta, sa anche dipingere. Strano? Oggi non sarà strano ma comunque difficile trovare persone che hanno qualcosa di nuovo da dire e sanno anche dirlo. Rota sa rappresentare in modo magnifico il suo mondo, in una univocità di testa e pennello. Ma non mi piace esulare il mio testo da certi riferimenti che “devono” qualcosa necessariamente al altri colleghi o che vi rimandano sensazioni già indagate. Però le superfici marine non sono rappresentate con il piglio tragico e malinconico possentiano o talaniano, ma con una serenità di fondo che rappresenta il naturale scenario di storie raccontate all’insegna dell’ottimismo e con un sottofondo ironico che consente a Rota di circoscrivere il proprio personalissimo mare in una vasca da bagno o, addirittura, in una tinozza. La stessa chiave di lettura permette alle obese donne rotiane di volare leggere su nuvole inforcate come windsurf o di volteggiare come libellule dove spira la brezza dell’ironia su minuscoli scogli mentre dialogano con una varietà infinita di pesci ammiccanti che fanno capolino in ogni angolo della tela. Corpulente e opulente, debordanti ma leggerissime donne, una sorta di grazia in movimento sapientemente costruita e orchestrata che fa, dell’intera sinfonia pittorica rotiana, una fisionomia virtuosa. Figure con valenze simboliche che si muovono in equilibrio dove non appesantiscono l’opera, anzi, quasi paradossalmente, riescono a dare una leggerezza, spinta naturalmente dall’ironia grottesca ma, mai come in questo caso, efficace. Rota esalta, in questo insieme burlesco dove si bilanciano due universi, la sua filosofia pittorica che pone le fondamenta sullo studio dei significati che hanno come obiettivo emozionare lo spettatore con il messaggio pittorico.

Filippo Lotti

 

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Stelluti Roberto

  • Roberto Stelluti è nato a Fabriano il 13 Settembre 1951, dove vive e lavora, si è dedicato all’incisione fin da ragazzo.
  • Ha frequentato i Corsi Internazionali di Tecniche dell’Incisione presso l’Istituto di Belle Arti di Urbino.
  • Dal 1970 ha partecipato alle più importanti rassegne nazionali della grafica.
  • Tra le presenze più importanti ricordiamo:
  • 1971 – Premio “Omaggio a M. Mazzacurati”, Alba Adriatica (TE); 1972 – L’incisione in Italia oggi, Padova;
  • 1976 – Concorso Arti Figurative, Cassa di Risparmio di Pia­cenza, Piacenza;
  • 1979 -111′ Biennale dell’Incisione Italiana, Cittadella, (PD); 1984 – Gli è stata assegnata la “Ginestra d’oro del Cònero”; Premio G. B. Salvi, Sassoferrato anche per gli anni 1985-87­88-92-93-94;
  • 1987 – “Delle Marche. Una ricognizione artistica nel territorio”, Palazzo del Buon Gesù, Fabriano;
  • 1988 – “Incisori Italiani contemporanei”, Klagenfurt e Graz (Austria);
  • 1989 – Mostra d’Arte Sacra, Palazzo Vescovile, Senigallia; “Incisori Italiani contemporanei”, Pesaro;
  • 1990 – Premio Marche, Biennale d’ Arte Contemporanea Ancona; lIa Biennale d’Incisione “Alberto Martini”, Oderzo (TV); “Sottotorchio”, Il Linguaggio dell’Incisione, Osimo (AN); 1991 – “Linguaggio della Grafica Originale”, Casa di Raffaello, Urbino;
  • 1992- “Sottotorchio”, Il Linguaggio dell’Incisione, Museo Civico, San Severo (FG); Incisione Marchigiana del ‘900, Rovereto (TN); La Grafica d’Arte nelle Marche, Jesi;
  • 1993 – “Premio Internazionale Biella per l’Incisione 1993”, Biella (VC); “P Biennale dell’Incisione Romeo Musa”, Galleria d’ Arte Forni, Bologna; “L’Incisione nelle Marche”, Sant’E1pidio a Mare; “Incisori Marchigiani contemporanei”, Belforte del Chienti (MC);
  • “Rassegna degli Incisori Marchigiani”, Bagnacavallo (RA); 1994 – “VlIa Triennale dell’ Incisione”, Museo della Permanen­te, Milano; “Dalla Traccia al Segno”, Incisori del Novecento dalle Marche, Mole Vanvitelliana, Ancona; “111′ Premio Montevertine per l’Incisione”, Radda in Chianti (SI); “Premio Marche 1994”, Biennale d’ Arte contemporanea, Ancona;
  • 1995 – “Arte Fiera ’95”, Bologna; “Dalla Traccia al Segno”, Incisori del Novecento dalle Marche, Museo Letterario PetOfi Irodalmi, Budapest; “Il’ Biennale Nazionale dell’Incisione”, Acqui Terme (AL); “L’incisione nelle Marche”, Cracovia; “Meditazione sul visibile”, Accademia d’Egitto, Roma; “Giocattoli”, Galleria Don Chisciotte, Roma;
  • 1996- “Alchimie di visioni in città e in natura”, Galleria della Tartaruga, Roma; “Il rigore della forma”, Verolanuova (BS); “Bianco & Nero”, Modica (RG).
  • Mostre Personali:
  • 1978 – Bottega “Giovanni Santi”, Casa di Raffaello, Urbino;
  • 1982- Bottega d’Arte “L’Incontro”, Agugliano (AN);
  • 1984- Galleria d’Arte della Bottega Scura, Piombino;
  • 1985 – Convento San Francesco, Pioraco (MC);
  • 1986 – Pinacoteca Comunale, Macerata;
  • 1988 – Galleria d’Arte Pananti, Firenze; Palazzo del Buon Gesù, Comune di Fabriano, Fabriano;
  • 1989 – Galleria d’Arte “Don Chisciotte”, Roma; Galleria d’ Arte “Il Bilico”, Olgiata, Roma; Galleria d’ Arte “L’Incontro”, Ancona; 1990- Circolo Riunione Cittadina, Faenza (RA);
  • 1992 – Galleria d’Arte “L’Incontro”, Ancona;
  • 1993 – (insieme a Gianni Cacciarini) Galleria d’ Arte Pananti, Firenze e nell’ex Chiesa di S. Maria di Costantinopoli, Fabriano; (insieme a Piero Guccione e Piero Roccasalva), Palazzo Favacchio, Scicli (RG);
  • 1995 – Stamperia dell’ Arancio, Grottammare (AP); Castel­bellino (AN); Palazzo Petrangolini, Urbino; “La Bottega”, Mirando1a (MO).