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Surbone Mario

Surbone_1993- foto Richetto Foto Richetto

(Edizioni d’Arte Fratelli Pozzo, 1996)
Alcune notizie biografiche

(tratte dal Libro “Mario Surbone” di Francesco De Bartolomeis

Mario Surbone è nato l’8 settembre 1932 a Treville (AL) e vive e lavora a Torino.
Compiuti gli studi presso il Liceo Artistico di Torino e l’Accademia Albertina, dove è stato
allievo di Felice Casorati, ha esordito nel 1958 alla Mostra Nazionale d’Arte giovanile di Roma.
Dopo un soggiorno parigino nei primi anni ’60, la sua ricerca, iniziata in clima informale, tende a una definizione sempre più rarefatta e astratta dell’immagine, giungendo poi all’introduzione di materiali eterogenei, quali legno e cartone.
Dal 1967 passa ad una rigorosa indagine condotta su superfici monocrome “incise”, di cartone o metallo. A partire dal 1978 procede a interventi pittorici su supporti sagomati, sconvolgendo la logica ordinaria dello spazio.

Da “Il Monferrato” (venerdì 26 luglio 2002)

“Omaggio a Treville” Mostra di M. Surbone

articolo di Pier Luigi Rollino

L’inaugurazione sabato 27 alle 18 in S. Giacomo, esposti disegni dell’artista
TREVILLE (p.l.r.)
Omaggio a Treville è il titolo della mostra che Mario Surbone, noto artista trevillese, dedica al paese d’origine. Si tratta di una serie di disegni eseguiti nel corso dell’anno che saranno esposti nella chiesa di San Giacomo, posta anticamente a guardia della cinta muraria del paese sapientemente restaurata dall’ amministrazione Balbo.
Nato a Treville 70 anni fa, nel 1932, Surbone vive e lavora a Torino e nel paese d’origine ed è un artista molto conosciuto anche fuori dai confini nazionali.

Allievo di Felice Casorati all’Accademia Albertina di Torino, esordì nel 1958 alla Mostra Nazionale d’Arte Giovanile a Roma. Il primo periodo della sua ricerca si colloca in ambito informale anche se, già dai primi
anni ’60, è evidente la tendenza dell’artista a geometrizzare la figura anche attraverso una forte riduzione di questa a contorno. In un’opera intitolata Situazione d’immagine del 1961 Surbone elimina ogni residuo di realismo morfologico. Nel 1957 e nel 1961 soggiorna a Parigi. La sua prima mostra personale, presentata da Albino Galvani, è allestita negli spazi della galleria Il Canale, a Venezia.

Nel 1967, anno decisivo nella ricerca dell’artista, compaiono le prime sagome umane ottenute dai cartoni ritagliati. Mirella Bandini le definì come ritagli di «forme organiche a replicazione modulare in
negativo, o in compenetrazione e giustapposizione»
. Sono invece datati 1968 i primi Incisi, la cui pratica si estende fino al 1976. Nel 1969, nel presentare Surbone alla galleria Triade di Torino, Paolo Fassati colloca la ricerca del pittore trevillese in un’ epoca di diffuso «furor geometricus» precisando però allo stesso tempo che «il tema, in Surbone, è lo spazio, come luogo per lasciarsi captare da una più impalpabile energia emotiva».
In quegli anni Surbone partecipa a numerose esposizioni personali e collettive, in spazi pubblici e privati. Nel 1972 e nel 1973 è presente a Réalités Nouvelles a Parigi, ad Arte Contemporanea al Museo Civico di
Bologna e a Verso il Bianco, mostra allestita presso la galleria Unimedia di Genova. Nel 1974 espone con Gorza e De Alexandris negli spazi della llinità a Roma con la presentazione di Luigi Lambertini.

La presenza di una circostanza emotiva entro i confini dello spazio geometrico nelle opere di Surbone serve a comprendere la serie degli acrilici su legno che inizia nel 1978 per proseguire fino ad oggi.
Molte mostre personali dedicate alla sua ricerca sono aperte in gallerie private e in spazi pubblici. L’interesse della critica è testimoniato dai frequenti inviti a collettive in Italia e all’estero e dalla qualità
delle presentazioni in occasione delle mostre personali. Numerosissime le citazioni critiche a favore di Surbone la cui mostra Omaggio a Treville verrà inaugurata sabato 27 luglio alle 18 nella chiesa  sconsacrata di San Giacomo e sarà aperta tutti i giorni per una settimana, dalle 18 alle 20,30, fino al 4 agosto.

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Gonzaga Giovan Francesco

Giovan Francesco Gonzaga

Giovan Francesco Gonzaga era un pittore e scultore italiano.

È nato il 12 giugno 1921 a Milano.

Muore il 2 ottobre 2007 a Milano.

Da adolescente frequentò il Castello Sforzesco di Milano, dove era solito copiare le opere di artisti come Leonardo e Michelangelo.

Non ha mai avuto una formazione formale in pittura.

Gonzaga aveva uno stile distinto e peculiare.

I soggetti più frequenti sono cavalli, cavalieri, nature morte, soldati, ritratti e paesaggi, oltre a soggetti sacri tradizionali come crocifissioni e ritratti della Vergine Maria.

Opere nei musei.• Art Museum of Los Angeles (Stati Uniti)• Museo Nazionale di Tel Aviv (Israele).Musei in Italia [modifica]• Museo d’arte di Avellino con I due corsieri (1995) e Paesaggio bergamasco (2000).• Museo del Reggimento Savoia Cavalleria di Grosseto con Soldati del Savoia Cavalleria.• Museo storico dell’arma di cavalleria di Pinerolo (TO).• Museo storico della Guardia di Finanza di Roma con Il finanziere.

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Pomodoro Arnaldo

Arnaldo Pomodoro (Morciano di Romagna, 23 giugno 1926) è uno scultore e orafo italiano.

È considerato uno dei più grandi scultori contemporanei italiani, molto noto ed apprezzato anche all’estero. È fratello maggiore dello scultore Giò Pomodoro.

È famoso soprattutto per le particolari sfere di bronzo, il materiale che predilige per le sue opere, che si scompongono, si “rompono” e si aprono davanti allo spettatore, che è portato alla ricerca e alla scoperta del meccanismo interno, in un contrasto tra la levigatezza perfetta della forma e la complessità nascosta dell’interno.

Pomodoro studia da geometra per poi dedicarsi, quasi subito dopo, alla scultura, per la quale sviluppò a poco a poco un’enorme passione, all’inizio degli anni cinquanta[3]. Lentamente il suo linguaggio caratteristico, informale, si va evolvendo adattandosi di volta in volta alle caratteristiche del materiale usato: prima l’oro e l’argento, per dei monili, poi il ferro, il legno, il cemento e il bronzo, che diverrà la sua materia base per opere di piccole dimensioni e per le sculture monumentali che lo hanno reso celebre.

Dal 1954 vive e lavora a Milano, accanto alla Darsena di Porta Ticinese.

Nel 1961 e 1962, fece parte con Lucio Fontana e altri del gruppo informale “Continuità”, grazie al quale raffina una propria cifra stilistica, esprimendo la propria arte nell’equilibrio tra le geometrie esterne e i meccanismi interni delle sue opere monumentali, più adatte alle sue capacità espressive di quelle di dimensioni ridotte, che non gli permettono di indagare all’interno del soggetto rappresentato.

Le sue opere sono presenti in città quali Sorrento, Rimini, Pesaro, Genova, Roma, Milano, Terni, Torino, Tivoli, Belluno, Copenaghen, Brisbane, Dublino (di fronte al famoso Trinity College), Los Angeles, oltre a figurare al Mills College in California, nel Cortile della Pigna dei Musei Vaticani, nei maggiori musei mondiali e all’ONU.

Pomodoro ha anche insegnato, per un breve periodo, nei dipartimenti d’arte di diverse università statunitensi, tra le quali risultano quella di Stanford, quella della California, quella di Berkeley ed il “Mills College. Dirige il “Centro TAM” (Trattamento Artistico dei Metalli) per la formazione dei giovani, istituito in collaborazione con il Comune di Pietrarubbia nel Montefeltro, dove ha passato gran parte della sua infanzia, dal ’90.

Nella sua arte domina un rigoroso “spirito geometrico”, per cui ogni forma tende all’essenzialità volumetrica della sfera, del cubo, del cilindro, del cono, del parallelepipedo e di altri solidi euclidei perfetti, nettamente tagliati, le cui ripetizioni in schiere o segmenti, rettilinei o circolari, sono paragonabili alla successione delle note in una composizione musicale, o ad ingranaggi di macchinari nascosti all’interno dei massicci contenitori, resi parzialmente visibili dalle spaccature e dai tagli che rompono le superfici levigate esterne.

La coerenza nell’associazione delle strutture interne alla monumentalità esteriore delle opere di grandi dimensioni dà vita all’opera di Pomodoro.

Lo spazio esterno non esiste: tutto si svolge all’interno, nelle “viscere” racchiuse dalle pareti lisce e lucenti, da nitidi volumi, perfettamente delineati.

L’autorevolezza e l’importanza di un artista derivano non soltanto dalla sincerità che gli regge la mano, ma anche da significato innovativo che riesce a conferire a uno o più elementi del suo discorso: sarebbe a dire dall’originalità che questi vengono ad assumere nel contesto espressivo. Nel caso di Arnaldo Pomodoro la scultura si porta dentro un’aspirazione e un destino di libertà. Fin dagli esordi le sue opere, i primi rilievi, celebrano una creatività di artigianato spontaneo e fantastico che rivela una gioia e una forza vitali, intrise, però, di una sacralità arcaica. L’alfabeto d’impronta cuneiforme all’origine della poetica espressiva di Pomodoro si concretizza in una dimensione in cui lo spazio del vissuto e la memoria si mescolano. Il segno plastico di Pomodoro è componente di un linguaggio che ha in sé potenzialità indefinite e indefinibili, che vuole prescindere dalle cose così come appaiono per giungere a una profondità che a volte è poco oltre l’immediato e che riassume e concentra in sé tutta l’essenza della realtà. Il fare artistico diventa creazione, creazione come in Klee di “forme e spazi” che vengono prodotti in “proporzioni scelte” con ricchezza d’invenzione secondo una minuscola e preziosa tessitura in sintonia con il ritmo interno delle proprie pulsioni. L’artista dunque, come un demiurgo, ha la facoltà di “generare” il reale e di farlo in forme nuove, in forme che vanno oltre l’ovvietà dell’apparente e del conosciuto per raggiungere nuovi accenti di poesia e di vita.

Nel 1991, la sua opera Disco Solare è stata collocata davanti al Palazzo della Gioventù di Mosca, come dono all’Unione Sovietica del governo italiano nel periodo di disgelo post-guerra fredda. L’anno seguente, 1992, un’altra opera di grandi dimensioni, Papyrus, è stata collocata a Darmstadt, in Germania, nei giardini del nuovo Palazzo delle Poste e Telecomunicazioni.

Nel 1993, La costruzione del Centro Biotecnologie Avanzate di Genova, ha previsto e commissionato a Pomodoro un’opera bronzea monumentale rappresentante le fonti della ricerca, lavoro collocato al centro di una grande fontana.

Nel 1995 ha realizzato una scultura in memoria del grande regista scomparso Federico Fellini, su commissione del Comune di Rimini e sempre nel 1995 ha realizzato a Terni la Lancia di Luce, un imponente obelisco in acciaio, cromo e rame, che simboleggia l’evoluzione tecnologica moderna della città e delle sue celebri acciaierie.

Nel 1996, l’opera Sfera con sfera, di oltre tre metri di diametro, è stata collocata nel piazzale delle Nazioni Unite a New York mentre nel 1998 ha progettato il portale del Duomo di Cefalù, in Sicilia.

Sono presenti sue opere (l’altare e la croce sopra di esso) nella chiesa di Sant’Anna di Sciara (Sicilia) realizzate nel 1986, opere realizzate successivamente in altri materiali anche nella chiesa di Padre Pio e La grande sfera bronzea, presente nel piazzale del lungomare di Pesaro.

Nel dicembre 2007 l’opera Cuneo con frecce è stata realizzata e posizionata a Torino, davanti alla sede centrale della SMAT, in occasione del centenario dell’azienda.

Tra il 1977 e il 1991 l’autore ha donato con atto pubblico un ricco gruppo di opere alle collezioni dello CSAC, composto da 33 sculture (21 delle quali adornano i corridoi e l’aula magna del Palazzo dell’Università di Parma), 47 opere su carta e 23 gioielli e medaglie. Questo fondo è pubblico e interamente consultabile.

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Munari Bruno

Bruno Munari
(Milano, 1907 – 1998)

Nato a Milano nel 1907, Bruno Munari si trasferisce prestissimo con i suoi genitori a Badia Polesine, nella campagna veneta vicino all’Adige. A diciotto anni torna a Milano e, nel 1925, grazie all’aiuto dello zio ingegnere, comincia a lavorare come grafico. Le sue prime creazioni pubblicate su varie riviste dell’epoca risalgono al 1926 e sono firmate “bum”, perché in quel periodo Munari si faceva chiamare così.
Nel 1926 entra in contatto col movimento futurista e, tra il 1927 e il 1933 partecipa alle collettive della galleria Pesaro, oltre che alle Biennali e alle Quadriennali degli anni Trenta.
La sua attività artistica spazia dalla pittura al collage, alla grafica, al design, alle opere polimateriche. Nel 1930 crea la sua prima “macchina aerea”, che anticipa le “macchine inutili”, costruzioni del tutto astratte, sospese o appoggiate a terra.
Nello stesso anno si associa anche con Ricas (Riccardo Castagneri) e con il marchio R+M i due artisti produrranno grafica pubblicitaria fino al 1938.
Nel 1933 Munari allestisce la sua prima personale alla Galleria delle Tre Arti, a Milano. L’anno seguente compare tra i firmatari del “Manifesto tecnico dell’aeroplastica futurista” e nel 1935 realizza una serie di dipinti astratti. Nella seconda metà degli anni Trenta entra in rapporto con gli artisti del Milione, galleria in cui esporrà gli “oggetti metafisici” nel 1940. Negli stessi anni si avvicina anche al gruppo di “Valori Primordiali”, firmandone il Manifesto.

Nel 1942 pubblica un libro sulle “macchine inutili” e nel 1947 comincia a costruirle in serie. Dal 1939 al 1945 lavora come grafico per Mondadori ed è art-director della rivista “Tempo”. Nel 1945, con il medesimo editore, comincia la sua serie di libri per bambini che, pensati per il figlio Alberto, vengono poi tradotti in tutto il mondo.

Nel secondo dopoguerra, nel 1948, è tra i fondatori del MAC (Movimento Arte Concreta), accanto a Gillo Dorfles, Gianni Monnet e Atanasio Soldati. A partire dal 1949 costruisce libri illeggibili.

Dal 1952 comincia a produrre giocattoli in gommapiuma, portaceneri cubici, lampade di maglia e firma il “Manifesto del Macchinismo”. Nel 1962, presso il negozio Olivetti di Milano, organizza la prima Mostra di Arte Programmata.
A partire dagli anni Settanta approfondisce i suoi interessi in ambito didattico e contribuisce al rinnovamento teorico e pratico dell’insegnamento artistico creando la prima struttura abitabile trasformabile, L’Abitacolo. Nel 1977 realizza il primo Laboratorio per l’Infanzia alla Pinacoteca di Brera.
Da allora la sua fama si è sparsa per il mondo. Gli sono state conferite molte onorificenze; numerose scuole in Europa, America e Asia lo hanno insignito di vari titoli e ovunque si fanno mostre a lui dedicate.

Bruni Munari muore il 30 settembre 1998 a Milano.

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Ferraris Severino

 

Ferraris Severino (1903 – 1979)

Nato a Prestinone il 5 settembre 1903 da Pio e Fornara Marietta, frequentò la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini in S. Maria Maggiore studiando disegno e pittura sotto la guida del prof. Enrico Cavalli, poi di Dario Giorgis e dello zio Carlo Fornara.

Fecondo lavoratore è stato presente a tutte le mostre locali e regionali, collettive e sindacali; espose alla Nazionale di Milano, alla Promotrice in Torino, alla Prima sindacale in Novara conseguendovi il secondo premio con l’opera Triste fine d’autunno. Inoltre: premio Bognanco, medaglia d’argento alla prima Mostra nazionale d’arte pura a Napoli. Ancora espose a Cortina ed in innumerevoli personali riscuotendo sempre tributo affettuoso di ammirazione.

Sue opere si trovano: alla Pinacoteca Galletti di Domodossola, al Museo del paesaggio di Pallanza, al Museo di Latina, in raccolte private a Milano, Bologna, Vercelli, Novara, Roma, in Svizzera, Francía, Inghilterra, a Buenos Ayres e nell’America del Nord. Notevoli la pala d’altare per la chiesa di S. Biagio a Domodossola e quella di Stella Maris in Cervia. Una felice ritrattistica è ragione di sorpresa in questo innamorato del paesaggio.

Pittore che attingeva con umiltà alle sorgenti vive del colore e della luce ricreando, su grandi tele come su modesti bozzetti, la luminosità delle valli ossolane, lo splendore delle loro nevi, la sequela romantica dei casolari e degli svettanti campanili, tutto il calore degli autunni o il sospiro delle primavere che tornano a risvegliarsi.

Severino Ferraris con la sua pittura piena di purezza e di ingenuità ripete le forme e le tecniche care ai poeti del romanticismo; se qualche volta incappa nel crepuscolare, se ne libera tosto, per tornare limpido e luminoso.

Morì nel 1979.

 

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Matta Sebastian

Matta Sebastian

Sebastian Matta

Nasce a Santiago de Cile nel 1911 e muore a Civitavecchia nel 2002.. In Cile si laurea in architettura appena ventiduenne per imbarcarsi poi alla volta della Francia. Nel 1934 inizia a lavorare con Le Corbusier e conosce Garcia Lorca, quindi, nei due anni successivi entra in contatto con Aalto, Gropius, Moholy-Nagy e Magritte. Nel 1937 è Dalì a indirizzarlo da Breton che acquista subito una delle sue prime tele. E sono di questo periodo le prime morfologie psicologiche, equivalenze visuali per i diversi stati della coscienza che tentano cioè sulla tela l’ automatismo e la sperimentazione di tecniche radicalmente nuove propria della scrittura surrealista. Su consiglio di Marcel Duchamp s’ imbarca per New York con Tanguy dove da qualche tempo fa da portavoce del surrealismo in America e vede regolarmente Baziotes, Pollock, Gorky e altri giovani pittori della futura Scuola di New York. Nella sua attività poliforma, Matta invoca una visione galattica per suggerire l’infinito e il mistero umano.

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Bergamo Danilo

Danilo Bergamo, è nato a San Donà di Piave  nel 1938 (alcuni cataloghi indicano, impropriamente, come luogo di nascita Venezia).
Ha compiuto la Sua formazione artistica a Macerata, Roma, Parigi, Amsterdam e NewYork. Vive e lavora, oramai da molti anni, a Venezia e a Roma.
Ha realizzato importanti personali in Italia, in Europa e negli Stati Uniti.

Nel 1982 é stato invitato alla Biennale di Venezia 1982, nel 1986 alla Quadriennale di Roma e, ancora, alla Biennale di Venezia 1986.
Nello stesso anno la RAI ha prodotto un documentario sulla Sua opera pittorica.

Sue opere figurano in collezioni pubbliche e private italiane ed estere.

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Gentilini Aldo

Aldo Gentilini (Genova 1912 – Volpeglino 1982)

Pittore e scultore autodidatta.  Seguì corsi di filosofia e per vari anni visse in clausura monastica.

Quella di Aldo Gentilini fu una vita artistica fatta di alti e bassi, fu grande ammiratore di San Francesco D’Assisi, motivo per il quale non riuscì ad adeguarsi al sistema commerciale; le sue innumerevoli opere, infatti, vennero da lui cedute per pochi soldi.

Genova fu la sua città natale, ma Courmayeur la sua patria d’adozione, dove trascorse gran parte della sua giovinezza. E proprio del periodo di Courmayeur sono i “Totem”, come l’artista stesso definiva quelle prime creazioni in legno, che ricordano qualcosa di primitivo.

Grande innovatore per il suo tempo, si dedicò alla pittura con grande trasporto, prediligendo la tecnica ad olio ma non tralasciando affatto i colori acrilici.

I suoi dipinti ,caratterizzati da cromatismi accesi, talvolta stridenti, si sviluppano in composizioni pseudo-cubiste in cui le campiture di colore puro creano una dialettica che si proietta fuori dalla tela. Ebbe il suo periodo d’oro a cavallo degli anni ’70 quando la sua fama varcò i confini regionali.

Espose in molte mostre collettive e personali in Italia, Francia, Belgio, Olanda, Spagna, Canada, America, Australia, Germania e Svizzera.

Nel 1982 a Bologna gli fu assegnato il premio “La quercia d’oro”.

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Carlos Cruz-Diez

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Carlos Cruz-Diez (17 agosto 1923 – 27 luglio 2019) “era un artista venezuelano che alcuni studiosi affermarono di essere stato “uno dei più grandi innovatori artistici del XX secolo.”

Exhibitions[edit]

  • Physichromies de Cruz-Diez: Oeuvres de 1954 à 1965, Galerie Kerchache, Paris, France, 1965.
  • Cordoba Has III Bienal Interamericana de Arte, Cordoba, Argentina, October 1966.
  • Physichromies, Couleur Additive, Induction Chromatique, Chromointerferences, Galerie Denise René, 1971, New York, NY.
  • Venezuelan Art Show presented by the Consulate General of Venezuela, Galeria Venezuela, New York, NY, October 1980.
  • Geometric Abstraction: Latin American Art from the Patricica Phelps de Cisneros Collection, Fogg Art Museum, Harvard University, Cambridge, MA, August–November 2001.
  • Geométriques et cinétiques, Gabinete de Arte Raquel Arnaud, São Paulo, Brésil Cruz-Diez, Galerie d’art de Créteil, France. Cruz-Diez, Galerie Lavigne Bastille, Paris, 2002.
  • Couleur événement, Galerie Lavignes Bastille, Paris, 2004.
  • Carlos Cruz-Diez: (In)formed by Color[3], Americas Society, New York, NY, 2008.
  • Cruz-Diez, 50 ans de recherche, Galerie Lavigne Bastille, Paris, from November 2009 to March 2010.
  • Carlos Cruz-Diez: El color en el espacio y en el tiempo, MALBA, Buenos Aires
  • Circumstance and Ambiguity of Color, at Maxwell Da vidson Gallery, New York, NY, from 2 May to 28 June 2013.
  • Carlos Cruz-Diez in Black & White[4], Americas Society, New York, NY, 2014.
  • Carlos Cruz-Diez: Evolving Color[5], Louis Stern Fine Arts, West Hollywood, CA, from 17 May until 26 July 2014.
  • Transfiguration de la couleur, at Marlborough Gallery, Monaco, from 19 March until 26 May 2015.[6]
  • Chromatic Transfiguration, at Maxwell Davidson Gallery, New York, NY, from 28 May to 3 July 2015.
  • Light Show,Museum of Contemporary Art, Sydney, Australia, from May to 5 July 2015.[7]
  • Didaktik und dialektik der farbe, Kleine Museum, Weißenstadt, Germany, from 7 July to 17 October 2015.[8]
  • Carlos Cruz-Diez: Mastering Colour, at Puerta Roja, Hong Kong, from 18 March to 25 May 2017.[9]
  • Carlos Cruz-Diez: Luminous Reality, at Phillips Gallery, London, UK from 16 July to 6 September 2018.[10]

Awards[edit]

  • 1966 Grand award, III Bienal Americana de Arte, National University of Córdoba, Exact science department, Córdoba, Argentina.
  • 1967 International painting Award, IX Bienal de São Paulo, São Paulo, Brasil.
  • 1969 Second prize, International painting festival, Château-Musée de Cagnes-sur-Mer, Cagnes-sur-Mer, France.
  • 1971 National Prize of Plastic Arts of Venezuela, National Institute of Arts and Culture (INCIBA), Caracas, Venezuela.
  • 1976 Art integration award, VI Architecture Biennale, Architecture school of Venezuela, Caracas, Venezuela.
  • 1981 Order of Andrés Bello, First class, Caracas, Venezuela.
  • 2002 Commandeur de l’Ordre des Arts et des Lettres, París, France.
  • 2006 Doctor Honoris Causa, Casa Rectoral, Simón Bolívar University, Caracas, Venezuela.
  • 2007 Doctor Honoris Causain Art, University of the Andes, Mérida, Venezuela.
  • 2008 Honorary Medal of the city of Marcigny, Marcigny, France.
  • 2010 AICA 2009 Award, International Association of Art Critics, Caracas, Venezuela.
  • 2011 Gold Medal of the Americas Society, Cipriani Wall Street, New York City. 31st Annual Spring Party, organized by Americas Society.
  • 2011 Best living artist award, Estampa 2011 fair, Madrid, Spain.
  • 2012 Ordre National de la Légion d’Honneur, Officier, París, France.
  • 2012 Paez Medal of Art, New York City. (VAEA).
  • 2012 Premio Penagos, Fundación Mapfre, Madrid, Spain.
  • 2015 Turner Medal for Colour, Physical Society of London, London, United Kingdom.[11]