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Crali Tullio

 COMUNICATO STAMPA

La Quadreria Blarasin di Macerata presenta in prima assoluta per le Marche la retrospettiva di Tullio Crali (Igalo, Dalmazia, 1910 – Milano 2000), uno dei protagonisti del secondo futurismo e tra i massimi esponenti dell’aeropittura futurista. La mostra comprende 43 opere scelte (1929-1991) tra dipinti ad olio, tempere, disegni a matita, pastelli, oltre un consistente numero di litografie, acquerelli e inchiostri, consultabili in galleria, che ripercorrono l’iter straordinariamente fecondo di un artista geniale e inventivo che ha operato dal 1925 al 2000 rivolgendo il suo interesse ad una multiforme attività artistica: pittura, disegno, grafica, litografia, incisione, architettura, moda, gioielli, manifesti, scenografia, composizioni liriche dal nome Sassintesi e Unisassi, oltre a sviluppare un forte interesse per l’insegnamento nelle scuole d’arte, le declamazioni, conferenze su futurismo e aeropittura, parole in libertà nello spazio.

Crali ha partecipato a più edizioni della Biennale di Venezia (nel 1940 con una sala personale e Marinetti inneggiò al “più grande aeropittore del momento” ), e della Quadriennale di Roma (dal 1935 in poi), alla più importanti mostre d’arte futurista e di aeropittura futurista, in Italia (Torino, Trieste, Milano, Roma, Napoli) e all’estero (Parigi, Bruxelles, Cairo, Londra,Tokyo).

Nel 1929, anno di nascita dell’aeropittura, Marinetti lo accoglie nel movimento futurista. Inizia così la sua avventura artistica che lo vedrà protagonista per oltre 70 anni senza tentennamenti o deviazioni. E’ tanto apprezzata la sua opera di aeropittore che nel 1936 gli è concesso il privilegio di “volo gratuito per ragioni d’arte”. Crali vola, viaggia, esplora, dipinge Uomo e cosmo (1933), descrive Macchine in cielo (1980), impagina carlinghe, motori, piloti, paracaduti, squadriglie, cadute libere, maternità cosmiche, paesaggi Da sotto in su (1991), Tour Eiffel (1980), Vento divino – Kamikaze (1969), Rientro dallo spazio (1969) e ogni altra situazione di volo sperimentata, memorizzata e ricreata dalla sua mano abile e irrequieta che perviene alla sintesi formale amalgamando velocità, dinamismo, prospettiva e stati d’animo in tensione. Crali è dentro a questo universo e come un antico argonauta naviga nello spazio alla ricerca di nuove e stimolanti esperienze. In questa fascinosa anabasi non dimentica la lezione di Balla, Boccioni, Prampolini, ma con l’estro che gli è congeniale elabora il suo verbo pittorico in tutta libertà espressiva, orientato com’è verso forme spaziali che, al di là delle contingenze descrittive, appaiano come qualcosa di lessicalmente unico e originale, tanto è forte in lui la tensione verso la scoperta, il meraviglioso, il sublime. Nella sua pittura “l’ordine terrestre cede all’armonia cosmica”, gli spazi di tensione prevalgono sulle linee – forza e la realtà trasfigura ogni cosa “obbedendo alla volontà misteriosa dell’atto creativo”: ogni dipinto porta con sé l’incanto ammaliante della rivelazione. Sensibile e immaginoso, Crali capovolge gli stilemi della tradizione tradizionale, riscatta la terra in senso quasi astratto e metafisico, sottrae alla volta celeste il fascino delle ampiezze e delle altitudini, trasferendo sulla tela la meraviglia del mondo, il respiro del creato. E tra la terra e il cielo egli trova gli impulsi creativi di una pittura legata ad una visione “altra” e all’avventura dell’uomo nello spazio, un’avventura che ancor più mostra attualità e grande suggestione.

Crali è un artista storicizzato. Nel 1942 redige e firma con Marinetti il Manifesto dell’illusionismo plastico, nel 1943 il Manifesto delle parole musicali. Seguirà nel 1969 il Manifesto dell’arte orbitale. Il Mart di Trento e Rovereto dal febbraio 1997 custodisce nell’Archivio del ‘900 un cospicuo numero di opere oltre a materiale e documenti di varia natura: fotografie, stampe, carteggi, disegni, interventi grafici (in tutto 13 volumi). Un fondo ampio che consente la focalizzazione della sua straordinaria vicenda esistenziale e artistica in stretto rapporto con la “Ricostruzione futurista dell’universo” prefigurata da Balla e Depero. Una conferma è data dalla creazione fantasiosa, pratica e anticonformista dell’Abito sintetico e camicia anticravatta (1932) e del borsello per uomo (1951), divenuto negli anni settanta simbolo di moda maschile. Elabora anche “abiti unici” per “donne uniche” confermando una fervida inclinazione inventiva.

La figura e l’opera di Tullio Crali rivivono in questa mostra, dove accanto ad opere storiche dell’aeropittura (Aerodisegni, Volo, Nel sottomarino, tutti datati 1929, Lussuria aerea 1931, Ballelica 1932) vi sono dipinti di più recente produzione che confermano la continuità della sua ricerca spaziale (Rientro dallo spazio 1969, Vento divino 1969, Macchine in cielo 1980, Tour Eiffel 1980, Veleggiando in caduta libera 1985, Caduta nell’infinito 1986, In orbita 1990). La mostra comprende anche splendidi paesaggi, in cui convivono l’orchestrazione ritmica e musicale (Scoppia un sorriso a primavera,1948, e  Foglie del Carso, 1961), il fraseggio giocoso (Fantasia Marina1949, Sorvolando le vette 1965, Foglie rosse del Carso 1961), l’idillio poetico (Neve Piani Peso, 1948), il tripudio cromatico (Kirchberg, 1951), l’atmosfera infuocata (Monte Sinai, 1965) l’immensa solitudine (Dalmazia, 1968). Sempre alto poi resta tuttavia il trend visionario e immaginifico quando Crali coniuga i valori del dinamismo e della velocità (Gare motonautiche, 1964), la geometria cubisteggiante (Les falaises de Bretagne, 1965), l’astrazione informale (Cosmica 1964 e Le forze brute del bene e del male 1965), l’espressionismo sensuale (Marciapiede, 1956), la dimensione spaziale (In orbita, 1990), la scenografia (Nel Traffico di Torino, 1938), l’abbandono lirico (Vulcano, 1985).

La mostra offre uno spaccato esauriente dell’opera di Crali, “le peintre tombè du ciel” come fu definito dalla critica parigina alla commemorazione di Marinetti alla Sorbona (1951), o “il commesso viaggiatore dell’ideale” come più tardi sarà chiamato, a conferma di una geniale personalità, avida di conoscenza e d’avventura, che ha continuare a volare nei cieli infiniti, “laddove danzano i sogni dell’uomo e la nuova spiritualità extraterrestre incontra l’eterno”

 (Alvaro Valentini).