Pubblicato il

Tomassetti Eraldo

Artista e professore
Eraldo Tomassetti

Una lezione a colpi di luce

Quello che mi aveva sempre colpito nelle sue opere era la grande dimestichezza che aveva con la luce. La usava, la dirigeva, la ammorbidiva, la velava, la faceva rifrangere in mille angoli al punto che era la luce stessa a rendere vivi, prospettici, i personaggi delle sue tele. E non poteva essere diversamente perché tali erano le caratteristiche del suo essere, impregnato di fede, di serenità, di disponibilità e socievolezza: un uomo buono, luminoso.

È quanto emerge dai ricordi della moglie Adriana, una serie di “fermo immagine” che inquadra il professor Eraldo Tomassetti, giugno 1940, si tengono per mano, in chiesa, impauriti dagli avvenimenti e si promettono il matrimonio.

Nel 1951 iniziò ad esporre le sue opere e, fin dalle prime mostre, fece amicizia con i fratelli Peschi, con Tulli, con Magri Tilli, con Virgì Bonifazi. Un’epoca, amicizie durevoli. Le prime Marguttiane, l’insegnamento all’Accademia di Belle Arti, con Remo Brindisi. Vicino ai ragazzi del Santo Stefano organizzava per loro, una volta l’anno, una mostra. Il “San Francesco”, visibile nell’omonima chiesa a Macerata, fu una delle prime opere grandi, ispirata. Era solito, prima di salire sulla sedia per giungere in alto con i colori, di farsi il Segno della Croce e via… poi, terminato il lavoro, pur soddisfatto diceva: “Avrei potuto far meglio!” Ma pienamente soddisfatti erano i frati che di lui conservano numerose opere: “Il viaggio della Madonna sul somarello”, un presepe particolare realizzato a matita per fare contento Padre Marino; poi, su richiesta di Padre Augusto, “L’ultima cena” a carboncino, opera a cui era più affezionato, conservata nel refettorio dei frati; “Morte di S. Francesco” è Nozze di Cana”, a colori; il trittico “S. Francesco, Santa Chiara, la Madonna” ed ancora “Il coro degli Angeli”. Tutto a titolo gratuito. Ancora un dono, questa volta all’Ospedale:
“Madonna delle Grazie”, per ringraziamento dopo un intervento. Fu lui a tagliare il nastro inaugurale della collezione di Trasanni ed è anche stato Accademico dei Catenati.

Preziosa per Eraldo, durante la sua vita, la presenza costante della signora Adriana, una senese “contradaiola” del Nicchio, dal fermo carattere (forse perché fu battezzata, come d’uso a Siena, prima dentro la fontana del Nicchio e poi in chiesa). Ella lo spronava, lo frenava, dava giudizi schietti sulle opere appena terminate. È sempre stata la prima a “vedere” e il professore si fidava del giudizio della moglie. Aveva ragione a fidarsi perché lei è un’ottima critica, una buona penna ed una pianista amante della musica di Chopin. Ed una grande affabulatrice, aggiungo io, affascinato dal suo narrare. Un uomo, quindi, appagato per non aver avuto rimpianti come artista e per aver coronato il suo sogno: insegnare ai ragazzi dell’Accademia. La sua ultima opera è nella nuova chiesa di Passo di Treia, una “Nascita della Vergine” di particolare suggestione nonostante sia priva dell’ultima rifinitura… è lì, come in attesa dei finali colpi di pennello, carezzevoli.
(Fernando Pallocchini)