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Piazza Vincenzo

 

 

 

Biografia

La formazione

Nasce a Catania il 30 marzo 1959 e cresce a Niscemi dove compie un percorso scolastico regolare fino al diploma di Maturità Scientifica. Si accosta alla pittura da adolescente e dopo un periodo di inattività ritrova l’interesse nei primi anni ottanta del Novecento privilegiando l’esercizio del disegno. Nel 1977 si trasferisce a Palermo dove studia Architettura e dopo la laurea, conseguita nel 1983, frequenta i corsi di calcografia e litografia organizzati dall’Accademia Raffaello di Urbino.

L’attività artistica

L’inizio dell’attività artistica è segnato dall’interesse per le tecniche dell’incisione che inizia a praticare, durante un soggiorno a Nettuno, nel 1985 anno a cui risale la prima delle numerose mostre in varie città italiane ed estere. I suoi esordi sono caratterizzati dalla rappresentazione grafica di reperti archeologici, elementi vegetali e strutture architettoniche che indagano il rapporto natura/artificio attraverso piccole deviazioni di senso. Significativa la realizzazione di Ex libris e l’attività di illustratore per copertine di libri ed edizioni d’arte con, tra gli altri, testi di Franz Kafka, Costantino Kavafis, Lazzaro Spallanzani, Carlo Muscetta. Dopo un lungo periodo in cui ha privilegiato l’espressione in bianco e nero del disegno e dell’incisione, a quarant’anni riscopre il senso del colore prediligendo la tecnica del pastello cretoso e riprendendo anche a dipingere. È presente in collezioni pubbliche, nel 2010 alcune sue acqueforti sono state acquisite dal gabinetto delle stampe e dei disegni della Pinacoteca Albertina di Vienna e nel 2014 una selezione di ex libris e plaquettes è entrata a far parte della collezione del “Kunstmuseum & Exlibrissamling” di Frederikshavn (Danimarca).

Lo stile e le tematiche

Figurativo tradizionale i suoi temi sono interni domestici, paesaggi e cose nel paesaggio che cristallizzano uno strenuo senso di mistero raggelato in uno stile classico: da paesaggi in una luce mediterranea a soggetti fantastici vagamente surreali. L’adozione di prospettive sghembe è l’unica concessione ad una deformazione del reale che viene proposto secondo una iconicità assoluta. I disegni, le incisioni e i dipinti sono sempre tessuti in tutti gli spazi e l’impassibilità descrittiva ritrova una impareggiabile sostanza poetica.

«… vortici di luminosità, cieli stellati, elementi simbolici e solitarie presenze di animali (per lo più gatti) paiono immersi – spesso sospesi – in silenziose atmosfere di sogno. Le vaste ambientazioni paesaggistiche sono illuminate da bagliori infuocati, da stelle, dalla luna o arcobaleni o lingue di fuoco che investono maestosi alberi; gli stessi interni, insofferenti della limitatezza spaziale, paiono esplodere verso l’esterno, investiti da potenti fonti luminose penetranti attraverso finestre o porte spalancate. Nei fogli di Piazza, realizzati talvolta in desueti formati, rarissime sono le presenze viventi (un uomo di spalle, un’ombra, qualche gatto), mentre compaiono con frequenza libri, pagine sciolte fittamente scritte e lettere dell’alfabeto; valenza simbolica pare inoltre assumere l’elemento marino con le sue numerose imbarcazioni.