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Monti Vincenzo

l’uomo, l’artista, il maestro

Alvaro Valentini

 

Vincenzo Monti nasce a Pollenza  il 3 marzo 1908 e muore a Macerata il 7 aprile 1981.

Figlio di umili operai, a soli 11 anni resta orfano del padre Torquato, una figura di cui in seguito sentirà molto la mancanza. <Se fosse ancora vivo, gli farei il ritratto>, confidava con infinito rammarico. Alla sua educazione provvede la madre Prassede Fammilume, che per tirare avanti la famiglia è costretta ai lavori più disagevoli. La famiglia Monti abitava in via San Salvatore, a pochi passi dalla casa  di Antonio Romagnoli che emigrato a Tarquinia sulla scia dei fratelli diventerà il padre del poeta Vincenzo Cardarelli. A causa delle ristrettezze economiche, Vincenzo viene mandato in collegio, presso i Salesiani di Lugo di Romagna, dove avrebbe dovuto imparare un mestiere e tornare poi ad esercitarlo nel suo paese. Ma in lui si agitava  una forte vocazione per la pittura. I superiori, consapevoli del suo talento, decidono di inviarlo a Milano, dove frequenta l’Accademia del Beato Angelico, nota come Scuola d’Arte Cristiana. Tanto naturale era la sua abilità pittorica che in un solo anno Vincenzo compie l’intero corso triennale. Poi si trasferisce a Ferrara dove affina le sue qualità nello studio di un pittore.

Dopo questa breve esperienza torna nella sua amata Pollenza e sono anni pieni di stenti e di rinunce ma anche di stimolante creatività. Monti sente il bisogno irrefrenabile di dipingere, raccontare, esternare la sua visione del mondo, della realtà che lo circonda. E’ questo il tempo dei primi paesaggi, delle verdi colline, delle campagne ubertose, immagini improntate ad un evidente naturalismo, ma anche il tempo dei ritratti di amici e conoscenti, dipinti per i quali il fratello Antonio, provetto ebanista, gli prepara le cornici.

L’esordio di Monti in arte è del 1935, anche se i suoi primi lavori risalgono al 1930. Partecipa a due Mostre interprovinciali, con quattro paesaggi pollentini: “Vecchie Case’’, “Campagna’’, “Ponte sul Potenza’’ e “Case tra gli ulivi’’ che lo rivelano completamente come artista di straordinaria sapienza pittorica. L’anno successivo prende parte alla IV Sindacale d’arte delle Marche, alla quale rischia di non essere ammesso perché non iscritto al Partito Fascista.

Una scelta politica, questa, che onora l’uomo e il pittore, sempre coerente nella vita come nell’arte. Alcuni critici di fama, tra cui Alessandro Benedetti, sono colpiti dalle sue opere. Monti è indicato come una tra le più sicure promesse della pittura italiana. Sono di questo periodo dipinti come “Mia madre’’, “Giovanni il postino’’, “Il fumatore’’, “Contadina’’, “Uomo dei campi’’.

Il 30 gennaio 1938  partecipa alla <Esposizione provinciale dei Sotto i Trenta> allestita al Palazzo degli Studi di Macerata. Anche in questa occasione Monti dapprima viene escluso, poi dietro vibranti e legittime proteste ammesso. Gli artisti, diciannove con centodieci opere, sono quasi tutti futuristi (Arnaldo Bellabarba, Sante Monachesi, Bruno Tano, Lamberto Massetani, Fulvio Raniero Mariani, Umberto Peschi, Virginio Bonifazi, ecc.) ad eccezione dei pittori Arnoldo Ciarrocchi e Vincenzo Monti e dello scultore Sesto Americo Luchetti. L’importante mostra richiama la presenza di F.T. Marinetti, l’ideologo del futurismo, che il giorno successivo al vernissage tiene al Teatro Lauro Rossi una applaudita conferenza sull’aeropittura e sull’aeropoesia, leggendo anche alcune sue composizioni letterarie.