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Lattanzi Vinicio

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SEGNI E SIMBOLI DEL TEMPO

Essere. Nel tempo. Per cogliere il momento fuggitivo e vivere intensamente la propria vita. Liberi da ogni costrizione, morale e materiale, e da ogni logica, simbolica e conformistica.

Calati in quello spazio ideale fra l’immanente e l’assoluto, come per ritrovare l’identità primigenia e la piena conoscenza.

Una concezione esistenziale che ripercorre il cammino dell’uomo, dai pitagorici a Platone (la teoria del movimento ciclico, ritornante dell’eternità e dell’immutabilità), da Kant con la sua intuizione pura a priori, con la forma del senso interno, a Bergson che si sofferma sul dualismo fra tempo coscientizzato e tempo spazializzato, dalla logica husserliana delle esperienze vissute alla visione dell’esserci di Heidegger che afferma il primato esistenziale del futuro.

E proprio sulle tematiche della condizione umana e del tempo vissuto si svolge la ricerca pittorica di Vinicio Lattanzi, un artista che, sostenuto da una vocazione autentica, affida il pennello ad una ispirazione creativa, densa di simbologie e contenuti. La sua pittura si fonde con l’armonia del tempo in una oscillazione che si muove fra statico e dinamico, fra presente e futuro, fra l’essere e il divenire, nella visione simultanea degli accadimenti e degli ideali. Una poetica di ampio respiro che a livello d’inconscio e di pensiero trae spunti misurati di verità e di poesia.

Sono emozioni intime e sensazioni profonde che l’autore percepisce e sviluppa in una dimensione, non databile e misurabile, direi proprio a-temporale, per quel senso   genuino che, fuori da ogni concettualismo, conferisce all’immagine la sua unica, autentica temporalità. Nella certezza, direbbe Sant’ Agostino, che il futuro è “atteso”, il passato “ricordato”, il presente “vissuto”.

Nella luce della speranza. Nel segno profetico del domani. In questo contesto esistenziale si configura la ricerca di equilibrio formale e compositivo che Lattanzi ha portato avanti per anni con scrupolosa attenzione. Sono linee verticali fluidificanti, abbandoni circolari tracciati nello spazio che palpitano di rifrazioni cromatiche come l’arcobaleno. Sono atmosfere rarefatte, immerse talvolta. in colori diluiti, Quasi acquerellati, ritmi musicali che vibrano, come corde di violino, nella dimensione del tempo. In questa successione d’immagini, dove si sentono gli influssi di una formazione che trova umori rigeneranti nel futurismo e per alcuni assemblaggi nel surrealismo e nel, cubismo, l’autore dipana il suo linguaggio pittorico in piena libertà, in stretta sintonia con il suo modo di sentire e di vedere.

Sono visioni che ripropongono il teatro della vita, fluttuante di angosce e di speranze, in una proiezione psico – esistenziale che si sviluppa, nel tempo e fuori del tempo, con vibrazioni liriche su squarci di cielo azzurro. Come per rivivere in un eterno ritorno la stagione dei giorni felici.

(Alvaro Valentini)