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Guerra Tonino

 

Tonino Guerra

Maestro elementare, fu inizialmente appassionato di pittura. Dipingeva ad acquerello ed a inchiostro. Nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, venne deportato in Germania e rinchiuso in un campo d’internamento a Troisdorf.

« Mi ritrovai con alcuni romagnoli che ogni sera mi chiedevano di recitare qualcosa nel nostro dialetto. Allora scrissi per loro tutta una serie di poesie in romagnolo. »

Guerra, che conosceva a memoria i Sonetti romagnoli di Olindo Guerrini, li recitò ai compagni di prigionia per distrarli dall’angoscia e dalla nostalgia di casa. Poi iniziò ad inventare nuove poesie, che un amico copiava per lui a mano.[1]

Dopo la Liberazione, si laureò in pedagogia presso l’Università di Urbino (1946), con una tesi orale sulla poesia dialettale. Conservate le poesie composte nel campo di prigionia, le fece leggere aCarlo Bo, che ne rimase piacevolmente colpito. Decise dunque di pubblicarle, a sue spese. La raccolta s’intitola I scarabocc (Gli scarabocchi); Bo ne firmò la prefazione. Attorno a lui si formò a Santarcangelo un gruppo spontaneo di giovani poeti, di cui facevano parte anche Raffaello BaldiniNino Pedretti e Gianni Fucci. Il gruppo si riuniva al “Caffè Trieste”, il bar gestito dai genitori di Raffaello Baldini. Alcuni concittadini chiamarono ironicamente questo sodalizio E’ circal de’ giudéizi.

Al 1952 risale l’esordio narrativo con un breve romanzoLa storia di Fortunato. Nel 1953 Tonino Guerra si trasferì a Roma, dove avvierà una fortunata carriera di sceneggiatore. Durante la sua lunga attività collaborò con alcuni fra i più importanti registi italiani del tempo (Federico FelliniMichelangelo AntonioniFrancesco Rosi, i fratelli Taviani, ecc.). Dalla collaborazione con il regista ferrarese Antonioni, gli giunse anche la candidatura al premio Oscar nel 1967, per il film Blow-Up. Negli anni ottanta tornò in Romagna.

Nel 1989 si stabilì a Pennabilli, centro del Montefeltro romagnolo, che gli conferì la cittadinanza onoraria, in riconoscenza dell’amore dimostrato nei confronti di questo territorio.

« Piano piano ti prende quella lentezza di gesti quasi da uomo primitivo e siedi su lunghe e semplici panchine artigianali e ti pieghi a toccare l’ erba magari per accarezzare una margherita.[2] »

Qui dette vita a numerose installazioni artistiche, mostre permanenti che prendono il nome de I Luoghi dell’anima tra cui: L’Orto dei frutti dimenticatiIl Rifugio delle Madonne abbandonateLa Strada delle meridianeIl Santuario dei pensieriL’Angelo coi baffi e Il Giardino pietrificato (quest’ultimo è stato materialmente realizzato dallo scultore Giovanni Urbinati). Una sua installazione artistica,L’albero della memoria, è presente anche a Forlì, presso i Giardini Orselli. Guerra riprese anche il suo iniziale amore per la pittura. Una delle sue opere è esposta nella frazione Ca’ Gallo del comune di Montecalvo in Foglia (PU).

Guerra divenne famoso presso il grande pubblico nel 2001, come testimonial della catena di negozi di elettronicaUniEuro, creando il tormentone dell’ottimismo[3] (“Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita!”), ripreso tra gli altri dal suo compaesano, e pronipote, Fabio De Luigi in un suo personaggio comico, l’Ingegner Cane.

Nel 2006 apparve nel documentario Mattotti di Renato Chiocca, leggendo un estratto dalla sua raccolta di racconti Cenere. Nel 2010, in occasione dei suoi 90 anni, ricevette il David di Donatello alla carriera. Il 10 novembre 2010 fu insignito dall’Università di Bologna del Sigillum Magnum.

È padre del noto compositore di musiche per film e sceneggiati Andrea Guerra.

Morì all’età di 92 anni a Santarcangelo il 21 marzo 2012, in coincidenza con la celebrazione della Giornata Mondiale della Poesia istituita dall’Unesco. Le sue ceneri sono state incastonate nella roccia, al di sopra della sua Casa dei mandorli a Pennabilli, nel punto in cui si ammira la vallata, paese in cui ha abitato negli ultimi 25 anni e di cui ha detto “è il posto dove trovi te stesso!”. Tonino Guerra era ateo.