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Gentiletti Giovanni

Giovanni Gentiletti

8 Maggio 2010, muore a Pesaro, dopo una malattia, lo scultore Giovanni Gentiletti. Originario di Candelara, aveva 63 anni. Amico e collaboratore di Arnaldo Pomodoro, era noto per i suoi lavori di grandi dimensioni in rame e ferro. Aveva insegnato sbalzo e cesello presso l’Isa di Pesaro. I funerali domani, nel Duomo pesarese.

mostra in onore di Gentiletti, scultore pesarese, promossa della Banca dell’Adriatico.

 

Inaugurata la mostra dello scultore pesarese promossa da Banca dell’Adriatico.

L’8 maggio 2014, a quattro anni esatti dalla scomparsa dello scultore pesarese Giovanni Gentiletti, è stata inaugurata una mostra intitolata all’artista, nello spazio espositivo esterno dedicato alla scultura e agli artisti del territorio, presso la sede della Banca dell’Adriatico, in via Gagarin 216.

L’iniziativa, alla sua seconda edizione, è legata ad un progetto ideato dalla Banca dell’Adriatico, con l’intento di mettere a disposizione della comunità pesarese, le opere degli artisti locali. Il progetto intitolato “LA (S)CULTURA IN BANCA”, ha già ospitato, lo scorso anno, le opere dello scultore Claudio Cesarini.

Presenti in sala, il Direttore Generale della Banca dell’Adriatico, Roberto Dal Mas, la moglie dello scultore, Tullia, le figlie Ilaria e Daniela, Jacqueline Ceresoli, Storico e Critico d’arte.

Roberto Dal Mas, artefice di questo nuovo indirizzo culturale intrapreso dalla banca, ha illustrato le doti artistiche ed umane di Gentiletti, artista tra i più amati del territorio, maestro indiscusso, nella lavorazione dei metalli, specialmente del rame, materiale che ha connotato tutte le sue opere.

Banca dell’Adriatico attraverso la mostra dedicata a Gentiletti ha inteso valorizzare il lavoro di un artista così importante per Pesaro mentre, con questo progetto espositivo vuole dar voce e sostegno alle tante eccellenze artistiche espresse da questo fecondo territorio.

Ha preso poi la parola la figlia di Gentiletti Ilaria e dopo aver ricordato con amore e adorazione la figura del padre, ha esposto il progetto che la famiglia intende realizzare: catalogare tutte le opere di Gianni, trasformando l’atelier in una casa-museo per rendere fruibile e mettere a disposizione della comunità l’intero patrimonio dell’artista.

Successivamente, il pubblico ha assistito alla proiezione di un video realizzato da Marcello Franca che ha ricostruito egregiamente la vita artistica di Gentiletti, attraverso stralci di interviste, reportage e foto che hanno riproposto Giovanni nei suoi momenti creativi, immerso nei suoi laboratori con le sue creature. Nel video, le immagini e la voce di Giovanni hanno creato suggestione e commozione tra tutti i presenti specialmente alla fine del filmato accompagnata dai versi di una dedica a Gentiletti del poeta Franco Ampollini: “Ora che non sei più resta il tuo sole… la tua presenza intensa… nel nostro cuore come reliquia giace…

L’emozione ha riempito la sala quando Jacqueline Ceresoli, ha recensito con passione, anima ed enfasi le opere di Gentiletti, mettendo in luce il cammino artistico ed esaltando in maniera sublime le sculture del maestro, dalle quali emerge un animo gentile e riservato. Giovanni non si è piegato ai vincoli del mercato e delle tendenze, ma ha compiuto un percorso artistico solitario, di forme, di creatività e di evoluzione dato dall’incontro con Arnaldo Pomodoro e dalla sua continua ricerca e sperimentazione personale. Le sue opere rappresentano la mescolanza tra la terra e l’ambiente, tra antico e contemporaneo anche grazie alle cromie dei metalli che spaziano dal rosso ramato, al ruggine, al verde rame effetto della naturale ossidazione. La mostra racchiude una selezione di circa trenta pezzi, che coprono un arco di tempo che va dagli anni ’70 agli anni ’90. Dalle opere esposte si evince il passaggio dallo stile figurativo, con la serie degli aironi, al simbolismo come le sculture-quadro simili a fogli, le ruote, le stele, i portali e le maestose forme geometriche, più cifrate e personali, caratterizzate da tipicità, ideazioni, simboli e segni per mettere in rilievo la materia.

Le opere sono state collocate negli spazi esterni, nell’atrio d’ingresso e al piano nobile della Banca dove le forme zoomorfe dialogano con la collezione d’arte dell’istituto. Al termine di una presentazione mai scaduta nella retorica, condotta con brio dal giornalista Mattia Ferri durata meno di un’ora, le persone del pubblico sono state invitate ad “adottare idealmente” una scultura di Gentiletti, scegliendo quella che più rappresentasse la propria personalità, immortalate dal fotografo Luciano Dolcini autore anche della splendida immagine proposta nell’invito e nello stendardo che accoglie i visitatori.

La mostra resterà aperta al pubblico fino al 30 ottobre prossimo.

da Donatella Ciavarroni
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GIANNI GENTILETTI ci fa amare il rame, la scultura a sbalzo su rame, ed è già questo un risultato che merita d’essere spie­gato. Lo scultore pesarese, quasi a scherno della propria giovi­nezza, ha saputo assai presto liberarsi della tentazione dell’ele­ganza che pure doveva emergere senza sforzi dalle sue mani. Anche se essa poteva bastare alle ragioni commerciali e sociali del nostro tempo. Non a lui, che invece – con una determina­zione appena velata di svagata modestia, con l’umiltà di chi vuoi conoscere il vero – si è diretto a forme più scabre e compatte, meno svolazzanti e gentili.

Ha già superato da tempo il rischio d’ogni mediocre decorativi­smo, i suoi aironi non si concedono più al gusto leggero dei particolari piacevoli e si sono acquattati, rinchiusi, rappresi in un grumo intenso di forza compressa. La figura stravolta si concentra e insieme si riduce a larva essenziale: da tale tensio­ne all’essenza affiora un’anima primordiale. La dialettica intima che vi è impressa ci fa allora ricollegare questa ricerca della primitività con i drammi più profondi della nostra età. Il mestie­re, scaltrissimo, si sublima e si redime nella ricerca senza di­strazioni. Dalla fucina sonora s’innalza il silenzio dell’artiere che medita col rame, col fuoco, con la pece: uno scavo teso a sondare forse anche l’insondabile. Così Gianni Gentiletti, che di primo acchitto sembra riverberare il sapore di un’era primi­genia, riesce a proiettarsi in inchieste originali sulle inquietudini del tempo futuro.

FABIO CICERONI

Assessore alla Cultura Provincia di Ancona

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Gianni Gentiletti nella vita è un vero signore, sprigiona ottimi­smo e voglia di fare, è sereno ed umile, semplice come il rame che lavora.

Se a Pesaro vi avventurate nella zona del porto, in una vecchia casa rurale a ridosso del colle S. Bartolo, tra moderni alti ca­seggiati, troverete un artista artigiano, un forgiatore di forme che si muove nella materia con sicurezza e maestria. Guarda la lastra di rame con amore, la solleva, la gira e la sostiene; per un attimo il suo pensiero è sospeso, poi gli occhi manife­stano lo scatto creativo; lui vede già la forma che verrà e il pia­cere profondo glielo leggete sul volto. Fra le espressioni artistiche delle antiche civiltà ce n’è una che lo ha inizialmente stregato: l’arte egizia. Quegli uccelli che af­fiancano gli umani nell’oltretomba rievocano i sentimenti e i dubbi che ciascuno porta dentro, quei volatili che allungano i propri arti nello spazio sfumano i propri contorni e si ritrovano a vivere di pura esistenza fantastica. Nel corso del tempo, in vent’anni di paziente ricerca, il suo zoo mentale si è arricchito, la vita animale ha preso dimensioni nuove e diverse raccogliendosi su strutture quadrate, triango­lari, circolari o ergendosi come stele gemmate e impreziosite da pietre coloratissime. Di tanto in tanto, poi, lascia il rame e prende in mano l’oro:

nascono collier, anelli e spilloni di raffinato disegno ma l’ispira­zione non muta. Chi visiterà questa mostra potrà ammirare an­che questa parte della sua produzione. A questo amabile artista, che allunga la sua grossa mano rude al visitatore in segno di cordiale saluto, Serra de’ Conti apre i suoi spazi con spirito amico.

GIANFRANCO MANCINI

Assessore alla Cultura Comune di Serra de’ Conti