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Fresu Paolo

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GIORGIO FALETTI, Milano Studio Zero 1979

…e allora pose la testa sul cuscino, chiuse gli occhi e inventò l’assurdo, l’in­congruenza, il perchè dei perchè, l’aquilone e la pozzanghera.

Vennero cantando, agili fuori dalla tela oltre la tela e vino si sparse sul pavimento di un giorno che verrà e le spade cozzarono e le scintille caddero e bruciarono la carta dell’uomo che scriveva. Certo Falstaff sapeva anche cantare e nell’odore pungente di qualche .fienile una comare accarezzava piano una testa ricciuta, trafitta da una spada più felice ed Enrico IV sorseggiò lentamente il suo sidro, nella luce tre­molante della lanterna di sego della sua tenda da campo.

Vennero ad uno ad uno ed ognuno aveva la sua storia, fatta di camicie, di ten­daggi e di scarpe sfondate, di bossoli vuoti e di vecchie forbici, belli e lucenti come solo il sogno li può rendere, liberi da ogni trappola di realtà, di voce e di viso.

c Vennero e forse era vero che il guerriero più intrepido aveva una segreta pre­dilezione per i fanciulli e che il diacono prestava soldi ad un interesse esorbitante e quante fanciulle non ebbero il coraggio di ribellarsi di fronte al vestito azzurro e son­tuoso del nobile francese e tutti presero una trama e la consegnarono a quello che se­guiva.

Vennero inseguendo ed eludendo una fantasia che un uomo e la sua storia ave­vano loro assegnato, ognuno chiuso nel proprio breve sipario, nella luce accecante di un flash immortale nei secoli, ricchi dell’audacia dei fantasmi ed avidi di un esor­cismo, di una prova tangibile della loro esistenza, dell’applauso e dell’odore incon­fondibile del palcoscenico.        Vennero a ridere e a piangere di noi e di loro stessi e del mondo che era e che è, a farsi prestare per un’ora, per un -giorno o per sempre il fiato caldo della vita, il suono vibrante di una voce o il fantastico guizzo di un colore.

Vennero e lui li vide e loro si videro, già vestiti del manto di una nuova idea, al ritmo di nuove danze, al suono di nuove .risate al colore di nuovo sangue speso in battaglia, certi di poter vivere ancora una volta.

.Allora lui chiuse gli occhi e dormì, sicuro ormai di poterli ritrovare.

GIORGIO FALETTI­            2003

Da qualche parte, in qualche posto, c’erano o ci saranno queste figure, forse in quel punto magico che segna l’esatto crocevia fra il peccato, l’ironia e l’immagina­zione. Hanno coperto il loro tragitto o forse ancora devono imbrattare il suolo con le loro impronte ma nonostante questo sono lì, fissati sulla tela, immobili eppure compresi come rapidi e colorati fotogrammi in una storia senza fine.

Sono così veloci nella loro corsa che è proprio lo spettatore a sentirsi immoto davanti alla giostra di re senza regno, vescovi senza fede, donne senza pudore, guer­rieri senza vittorie, ballerine senza applausi. Ed è questa sconfitta che ce li fa amare e che ce li fa invidiare perché le cicatrici del loro tempo disegnato li regalano ad un’eternità intoccabile, silenziosa come ogni luogo del loro bizzarro mondo, che da qual­che parte sicuramente ci sarà o c’è stato.

Dove, non è dato sapere.