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De Gregorio Giuseppe

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nato a Spoleto nel 1920

Figlio d’arte (suo nonno insegnava pittura all’Accademia di Belle Arti di Catania e suo padre fu egregio pittore), non frequentò scuole d’arte ma si formò nella città natale a contatto con il gruppo di maestri umbri del quale ora fa parte: Dottori, Leoncillo, Burri.

La sua pittura fu presentata da Leoncillo, da Melli, da Mafai, da Arcangeli e da Calvesi.

Ha cominciato ad esporre in collettive nel 1954 e in personali nel 1959. Ha partecipato a rassegne importanti in Italia e all’estero: alla XXXII Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma, al Premio Fiorino di Firenze, ecc.

A non convenzionale presentazione dell’ottuagenario pittore spoletino, assai noto al pubblico come alla critica più qualificata (Giovanni Carandente, Enrico Crispolti, Raffaele De Grada, Bruno Toscano – per citare alcuni nomi) quale esponente di spicco dell’arte italiana contemporanea, questa redazione desidera proporre alcune significative parole con le quali l’artista stesso esplica, con grande pacatezza e sobrietà, le ragioni del proprio vivere ed operare.

In sintesi, una costante ricerca per cogliere e fissare il magico attimo fuggente in cui cose ed eventi singoli e fugaci riescono, pur filtrati attraverso personali pulsioni ed esperienze, ad essere rappresentazione del tutto eterno.