Mastroianni Umberto

Mastroianni Umberto

Wikipedia – Fondazione Mastroianni

Umberto Mastroianni (Fontana Liri, 21 settembre 1910Marino, 25 febbraio 1998) è stato uno scultore e partigiano italiano.

Era figlio di Vincenzo Mastroianni e della seconda moglie Luigia Maria Vincenza Conte. Umberto era lo zio dell’attore Marcello Mastroianni: infatti suo padre Vincenzo aveva avuto dalla prima moglie – Concetta Conte, sorella della seconda – un figlio di nome Ottone, futuro padre di Marcello.

Umberto nel 1924 arriva a Roma, dove frequenta, contemporaneamente allo studio di suo zio Domenico, i corsi di disegno dell’Accademia di San Marcello. Si trasferisce nel 1926 a Torino dove affina il “mestiere di scultore” nell’atelier di Michele Guerrisi.

Nel 1930 arriva il primo riconoscimento ufficiale, il “Premio del Turismo” offerto dal Ministero della Pubblica Istruzione e, di lì a poco, le prime mostre a livello nazionale ed europeo, tra cui nel ’35 la Quadriennale di Roma e l’anno seguente la Biennale di Venezia.

Chiamato in guerra, parteciperà poi alla Resistenza nelle formazioni del canavese con un tale impegno che rifletterà poi nelle sue opere successive, caricandovi le istanze partorite da quella concreta lotta in nome della libertà, per arrivare alla formulazione di quella “poetica della Resistenza” riconosciutagli da Giulio Carlo Argan. A Torino riesce velocemente a trovare i primi amici e i compagni di avventura a cui resterà legato per tutta la vita: il pittore Luigi Spazzapan, lo scrittore e pittore Guido Seborga, il musicista Massimo Mila, che hanno con lui un certo fastidio verso l’élite chiusa della città, ma anche la convinzione che nella Torino industriale e casoratiana si combatteva in quel momento, la battaglia per il rinnovamento dell’arte e della cultura italiana. Per promuovere una linea alternativa tanto al “classicismo” di Casorati quanto alla posizione culturale del gruppo dei Sei di Torino ha dato vita nel 1947 insieme a Luigi Spazzapan, Mattia Moreni, Ettore Sottsass jr, Piero Bargis, Corgnati, Oscar Navarro, Vincenzo Ciaffi, Massimo Mila, Maria Luisa Spaziani, Guido Seborga al Premio Torino. Il premio i cui vincitori furono Emilio Vedova, Bruno Cassinari, Pericle Fazzini suscitò scandalo in città e durò un solo anno.
Dopo la liberazione è tra i promotori di un superamento soprannazionale della cultura italiana secondo le indicazioni delle “avanguardie storiche”. Nella prima metà degli anni cinquanta fa costruire, su progetto dell’amico Enzo Venturelli, la propria casa-atélier di Cavoretto (Torino).

 

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