Margotti Anacleto

Margotti Anacleto

Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 70 (2014)

Il Maestro morì a Imola il 3 maggio 1984.

MARGOTTI, Anacleto. – Nacque a San Potito di Lugo di Romagna il 2 ag. 1895, ultimogenito di Francesco, operaio, e di Filomena Bertuzzi.

A causa delle modeste condizioni economiche della famiglia sin da bambino iniziò a lavorare come bracciante agricolo e garzone, entrando poi come apprendista nella bottega di un decoratore, dove iniziò a impratichirsi nelle tecniche della tempera e dell’affresco. Parallelamente, mosso da una precoce vocazione artistica, incoraggiato dal sacerdote P. Rambelli, si dedicò al disegno e allo studio delle opere custodite nelle chiese dei dintorni. Tredicenne realizzò un Autoritratto (Imola, Raccolta d’arte Margotti) che, inviato al concorso indetto dalla Cassa di risparmio locale, ottenne il primo premio, consentendogli di continuare gli studi.

Nel 1914 realizzò per la cappella battesimale della chiesa arcipretale di Alfonsine unBattesimo di Cristo a fresco (ripr. in Solmi, p. 153). Anche grazie al discreto successo riscosso in quella occasione sulla stampa locale, il M. conobbe alcuni artisti e intellettuali romagnoli, come il musicista F. Balilla Pratella e il pittore G. Vespignani, venendo in contatto in tal modo con la poetica futurista. Chiamato alle armi nel 1915 in fanteria, nel 1917 il M. riuscì a ottenere, durante una licenza, l’abilitazione all’insegnamento del disegno presso l’Accademia di belle arti di Bologna. Nello stesso anno perse il fratello Luigi Mario, caduto sul Carso; rimasto egli stesso ferito in combattimento, venne ricoverato in ospedale a Venezia, ove l’incontro con il pittore E. Notte lo incoraggiò nella propria determinazione di tentare la carriera artistica. Dopo la guerra il M. si stabilì a Imola, dove abitò sino alla morte insieme con la compagna Elvira Martelli. Nel dopoguerra pubblicò i romanzi Sfiducia (Bologna 1919) e Ombre di vita (Bologna-Imola 1922) nei quali appare partecipe della crisi vissuta in quel momento da gran parte della cultura europea. Non smise tuttavia di dipingere, realizzando nel 1919 la Vergine appare a s. Casciano per la chiesa di Rocca San Casciano e, insieme con Vespignani e N. Pasi, alcuni dipinti e decorazioni per il palazzo Ginnasi a Imola. Nel 1920 esordì, all’annuale rassegna bolognese dell’Associazione Francesco Francia, con uno Studio di Cristo, confermando negli anni successivi il suo interesse per l’arte sacra con una serie di opere destinate ad alcune chiese della zona: la Beata Teresa del Bambin Gesù del 1924 e il Sacro Cuore del 1925, entrambe a Imola, rispettivamente, nella chiesa del Carmine e in quella dei Servi; e ancora S. Pietro risana lo storpio del 1925 per la chiesa di Casola Canina.

 

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