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Perché Tullio Crali a Macerata ?
Mio padre e’ stato più volte a Macerata, per i diversi destini che portano un uomo come una conchiglia o un sasso che trascinato dalla risacca approda allo stesso lido: vi voglio quindi brevemente raccontare come un dalmata vissuto lungo la costa adriatica sia oggi qui tra noi. 1943 Il tenente Crali, appena portata avanti la mimetizzazione del Comando Supremo italiano vicino a Roma, raggiunge il Centro mascheramento a Macerata. Prende casa in Via Cairoli, al 177, e dipinge le pareti con bande di scimmie che disputano il possesso della cucina ad Ada sua moglie: purtroppo quest’edificio non esiste più. Qui sopravvengono prima il 25 Luglio e poi l’8 Settembre, che lasciano tanto amaro in cuore a lui che aveva (ed avrà sempre) tanto amato e difeso l’Italia, Scrive: “Dopo un mese per sfuggire ai rastrellamenti lasciamo (Tullio e Ada) la città e le nostre cose. Notte a Fabriano seduti sui binari, Dividiamo il nostro cibo con un cane randagio che ci tiene compagnia. Un treno ci scarica ad Ancona sotto un bombardamento. C’ero anch’io, passeggero ancora incognito, sarei nato da lì a qualche mese. Tullio, dopo aver portato Ada a Gorizia, torna per recuperare le cose lasciate, ma un altro bombardamento blocca la ferrovia per il ritorno: non si perde d’animo e inforcata la bicicletta prende la strada del ritorno a nord. 1964 Tullio e Ada deviano la rotta del ritorno a Milano da una vacanza alle Tremiti, per passare a rivedere Macerata: purtroppo ritrovano ben poco dei loro ricordi. Ci sono anch’io ed il ricordo di una città vuota sotto il solleone d’Agosto rimarremo sempre in me. In ogni modo una buona bottiglia di Verdicchio ci allieterà la strada. 1973 -74 Era scritto che io a Macerata ci dovessi tornare: andato a Tripoli per lavoro, incontro una giovane archeologa, guarda caso di Macerata. E’ il colpo di fulmine e di lì a neanche un anno ci sposiamo a Rambona. Tullio e Ada da quel giorno viaggeranno spesso tra Milano dove vivono e le Marche. 2000 ad oggi Dopo la mostra tenuta ad Ortona poco dopo la sua dipartita e le altre successive (in particolare la grande esposizione al Museo Revoltella di Trieste), questa mostra segna il riconoscimento della Quadreria Blarasin e di Macerata a Tullio, che e’ qui vicino a noi, nel nostro cimitero. La mia affettuosa gratitudine a Rita e Bruno Blarasin per l’impegno, ancor più gravoso data la mia lontananza, e la passione messi nell’organizzare questa mostra: occasione per molti di rivedere o di scoprire colui che venne definito “il commesso viaggiatore dell’ideale”.
Massimo Crali
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